
Cosa vedo davanti a me
L'oggetto non esiste, in un certo senso. Se tu non lo visualizzassi, non ci sarebbe. Affinché esso venga percepito e dunque esista, occorre che entri nel cervello. Questa affermazione, che a molti sembrerebbe strana, è la chiave di volta. I casi in cui esso c'era ma noi non lo abbiamo notato mostrano un aspetto stupefacente della realtà: non notiamo tutto quello che c'è. E così l'oggetto che esiste è solo quello che tu hai visto, perché inventarne uno che i tuoi sensi non hanno percepito sarebbe descrivere un'altra realtà. Se una cosa può non essere vista, tutto il discorso converge sul punto di osservazione e sulla fonte. Alcune fonti, nel medesimo punto, sostengono di aver visto quello che altre non hanno visto. Cosa divide? Ecco un problema grande quanto un intero universo. Se esseri dotati di organi di senso, posti davanti a una realtà che si considera unica, fanno un diverso resoconto di ciò che hanno visto nello stesso momento voi cosa pensereste?
Il pensiero comune tende a pensare che uno dei due abbia avuto allucinazioni. La sentenza più comune dice: "O sbagliava l'uno o sbagliava l'altro". La realtà, essendo unica, suggerisce che la cosa possa essere riportata in unico modo. Deve esserci un abbaglio in una delle due, se esse divergono. Lo hanno visto 180 cm. Questa è un'affermazione che situa il punto più alto del corpo di una persona molto al di sotto di chi riferisce che lo hanno visto 187 cm. Ma un punto localizzato con l'occhio, per strada, non è mai precisamente un numero e così questa è solo un'ideologia che recupera in brevi istanti al cervello un dato-immagine precedente. Altri casi sono ben più stupefacenti. Anna giura di aver visto Nicole Kidman a Londra, ieri sera. Non è possibile, secondo altri. Nicole era a Sydney, secondo queste fonti giornalistiche. Quello che noi vediamo, in un momento isolato, dipende da un'improvvisa immagine che si forma nella rètina. E' possibile che se ne formi autonomamente una falsa, senza che la persona riesca a distinguerla da quella vera. Se io credo che quella donna che scendeva dal treno era lei, non mi avvedo che era magari Elizabeth Perry. La cosa si ripete anche con gli oggetti. La percezione falsa della realtà è errore, ma noi in tanti casi non sappiamo che era falsa. Crediamo di aver veduto quella che il cervello ha suggerito. Esso non dice mai tutto.
Io non ricordo mai né abiti né colori di una persona che incontro. Non li visualizzo proprio. Se di lato o comunque non davanti a me il viso femminile è molto attraente, io più che quello guardo l'idea che vedo del medesimo. E' come se il cervello mi ponesse una tenda e io guardassi quella, perché l'idea che mi faccio del volto di quella donna mi si fissa nella coscienza al posto del volto vero e io faccio l'amore con quella idea. Se il viso molto attraente è proprio davanti a me e mi parla, prende il sopravvento il piano superiore del bus (mio) e la situazione viene dominata in modo inatteso e irrazionale. Le parole non mi sfuggono mai: come avete visto, me le posso ricordare precisamente anche 30 anni dopo. Perché? Evidentemente l'archivio ricorda lingua e non particolari visualizzabili dell'oggetto. L'occhio non manda segnali, in quel senso. Probabilmente, è talmente fisso sull'aspetto generale che lo attrae da dimenticare di inviare le sue foto parziali del momento. Non potrei nemmeno dirvi se Al Gore era vestito di blu o di nero, quella sera. Ma se mi domandate cosa ha detto io posso anche riportare frasi intere. Poi cosa ricordo? Una cosa in particolare: come il suo corpo si muoveva. Se gesticolava, se guardava sempre in una direzione o no, soprattutto se mi ha guardato. Nella mia coscienza di bambino c'è un ricordo memorabile del 1965. Un maestro supplente sostituiva la nostra insegnante di terza elementare Boi Serra. Una mattina, entrato nell'aula, si fermò a fissarmi per più di quattro secondi. Mi portai sempre dietro quello sguardo, perché era come una lunga interrogazione posta al (e sul) mio volto. Il mio cervello fissa sempre un lungo sguardo sul mio viso. E' una manifestazione di interesse, che io decodifico immediatamente. Se l'altro avesse timore, non mi guarderebbe.
Su un oggetto io rivolgo solo sguardi brevissimi, e ricordo poco o nulla. Auto, abiti, tavoli, finestre, portoni sono cose che al ricordo mi sfuggono completamente. Mi colpisce solo un'anomalia. Sulla tastiera su cui sto scrivendo io so da tempo che la 'a', la 'i' e la 'l' sono poco distinguibili perché la sovraimpressione bianca sui tasti è svanita. Per il resto saprei dirvi solo che i tasti hanno un fondo nero. Ma se l'oggetto compare su uno schermo televisivo, in mezzo ad altre cose, l'attenzione si fa più grande. Se guardo la Tv noto tutto. Soprattutto, come erano disposti i personaggi nello studio e come hanno reagito a qualcosa. Qui l'evento è ciò che crea di più una memoria. Supponete che qualcuno entri in quello studio e sbatta una torta in faccia al presentatore. In quel caso mi ricordo per tutta la vita quelle fasi, comprensive del movimento di tutti. Se all'attrice in studio fanno uno scherzo comunicando che il figlio ha avuto un incidente ed è in ospedale, quelle fasi con le varie reazioni mi restano impresse. Di un programma che organizzava scherzi a personaggi noti io ricordo per filo e per segno tutti gli episodi da me visti una prima e magari una seconda volta. Credo che 'Scherzi a parte' fosse un campionario molto interessante, da quel punto di vista. Scrissi una pagina apposita sulla cosa. Lo scherzo crea in me molta memoria proprio perché è un'anomalia che devia rispetto all'ordinario corso degli eventi. La cosa vale anche per quelli eventualmente fatti da me. Se io vado improvvisamente a trovare un giornalista e chiedo di lui alla reception del giornale la cosa mi attira irresistibilmente e così ricordo tutti i particolari di quei quattro minuti di attesa (cosa mi dissero, cosa dissi io, cosa succedeva intorno a me). E se una persona, davanti a me, ha un mancamento simile a un'afasia o un improvviso svenimento la cosa si stampa indelebilmente fino al termine dei miei giorni.
FAQ. Una persona molto disinvolta davanti a te ti attira meno? Mi attira ugualmente, perché è un'anomalia. La deduzione è che l'unica cosa che non mi attira è la normalità.
Quando guardo un video colgo tutto. Se la Streisand era ospite di Letterman io ricordo tutto, pose comprese. Se Larry King fa una domanda a Kim Novak io ricordo anche il verbo che utilizzò. Ma se avesse avuto una giacca senza bottoni o un foulard intorno al collo, questo non saprei dirvelo. Un video su Internet che mi interessa passa davanti al mio sguardo anche dieci volte di seguito, perché cerco di capire il senso dei movimenti e della sincronia generale. Quando un'attrice parla, le sue movenze si fissano allo stesso modo di un pensiero. Nel primo impatto il mio occhio mi fa conoscere subito le mani della tale attrice. Se bussasse alla mia porta una Bellucci perfettamente identica a quella che tutti conosciamo ma avesse dita diverse dalle sue io immediatamente direi che non è Monica. Il ricordo del nudo non l'ho. Il cervello mi dice se quel corpo era ben fatto, ma non potrei distinguere nessuna misura e nessun paio di seni. Credo che dipenda dal fatto che dentro di noi abbiamo degli archetipi, i quali ricompaiono ogni volta che riappare un corpo femminile. E se non compaiono dettagli da fissare, il tutto resta come il tutto delle altre. L'impressione si fa soggettiva, per quel tanto che richiama di memoria ancestrale. C'è chi vi vede perfino la mamma che lo ha generato.
L'oggetto davanti a me in genere emana qualcosa, altrimenti il non farci attenzione coincide con il non riconoscergli una presenza. E così capita anche a me di non notare una cosa che c'era. Quando me lo dicono io tendo a negare la cosa nel modo più assoluto. Talvolta ho sbagliato, ma talvolta avevo ragione io. Quando avevo torto, è perché la cosa non mi aveva colpito. FAQ. Qui il 'non vedere', anche come desiderio, conta? Sì, perché se io non desidero vedere una cosa il mio cervello non accetta l'immagine stessa. Ci sono giorni in cui non intendo vedermi, e così se nella mia strada trovassi uno specchio subentra dal piano superiore uno schermo razionale che anziché proiettare ciò che sono mi impedisce di vederlo. Come ciò avvenga io non saprei. E' probabile che una forma-pensiero venga assunta sopra la mia stessa persona, impedendole di vedersi. Ogni pensiero che si forma sulla cosa o sulla persona è come un ostacolo razionale che si frappone.
FAQ. Quando è che un oggetto ti colpisce? Mi colpisce quando ha forme oppure aspetto generale difforme da quello che in me è immagazzinato come standard.
L'oggetto o il soggetto che noto in particolare si fissa in me e non mi lascia più, finché non esaurisco la curiosità del caso. Se una donna mi interessa è un pensiero che non ha tempo: lo fisso e può anche tornarmi dopo quattro anni. Se un uomo mi interessa, tendo a sminuirne le prestazioni (come succede ai miei lettori di sesso maschile, che sentono un attrito nei miei confronti).
FAQ. Che differenza c'è tra un video e la stessa realtà del video stesso? Il primo, potendosi riguardare infinite volte, viene scomposto dentro il nostro cervello. La realtà pura e semplice viene invece ricordata 'per intero', anche quando sia fatta di tanti ricordi uno dopo l'altro. FAQ. Esistono i feticci? No. E' una falsa informazione. Se a una persona piacciono alcuni particolari del corpo, è anch'esso un archetipo ma non un feticcio. Se noi ammiriamo lo facciamo perché siamo attirati da quella cosa, ma non c'è un'esagerazione in questo. Qui scontiamo sempre i secoli di civiltà a stereotipi, in cui se non corrispondevi a una regola o a uno standard ti definivano 'feticista'. FAQ. Ma da che deriva il feticcio? Deriva da un archetipo profondamente fissato nella coscienza dell'individuo. Ogni volta che riappare quella immagine o quella forma, egli ne viene attirato in modo irresistibile alla vista. Si sofferma, valuta, apprezza. FAQ. Anziché 'feticcio' come potremmo chiamarlo? Avremmo dovuto inventare un neologismo. Ormai è tardi. Ma se lo chiamate feticcio rischiate di disprezzare la singola azione esteticamente mirata. Se io guardassi sempre il collo delle persone, non ho il feticcio del collo. Accade soltanto che il collo interessa particolarmente al mio essere, che abita il mio corpo. Non dovete definire la cosa come un eccesso. FAQ. Ma che interesse possono avere uomini e donne nel soffermarsi su una parte del corpo? E' un interesse estetico, molto radicato. E se è un interesse non può essere un eccesso. Il corpo umano è un'opera d'arte anch'esso. Alcuni dettagli di esso equivalgono ai dettagli di un quadro. Se un osservatore si ferma incantato davanti a un piede di donna in un dipinto questo è ugualmente un interesse artistico: l'attenzione si fissa su quello, ne viene colpita in quanto alla forma. FAQ. E cosa comporta questo? L'occhio deve assolutamente vedere quella cosa. Colui che ama concentrarsi su una parte del corpo umano è attentissimo ogni volta che la ritrova in una fotografia o in un video. Nel suo cervello è presente a volte anche un notevole archivio visivo in cui egli conosce tutte le varie forme possibili di quella parte. E per ciascuna ti sa dire se è bella o no. FAQ. Il dire che è bella o che non lo è dove si forma? Ripeto: il cervello conosce quell'archetipo, cioè lo riconosce come una forma ancestrale e con la visione contemporanea lo giudica. Il gusto, suggerito da un'introiezione profonda di quell'immagine umana, gli suggerisce se essa è visivamente apprezzabile o meno. FAQ. Se non lo è? Se il resto della persona guardata non è male, dice 'Peccato' perché avrebbe desiderato che fosse bella anche quella parte (per lui, essenziale). FAQ. E il caso opposto? Se la persona non gli piace ma ha quella parte del corpo particolarmente bella egli è ugualmente sensibile alla cosa. In futuro, conserverà questo dato per sempre in memoria. FAQ. Allora affrontiamo le cose direttamente nell'oggetto. Se quella donna è particolarmente attraente ma ha quella parte del corpo non bella che significa? E' un dato della reincarnazione sulla Terra. Vuol dire che è mancato un pezzo finale di 'scultura'. Facciamo un esempio: è come se un pittore avesse fatto molto bene il dipinto ma poi frettolosamente fosse andato via lasciando un ultimissimo ritocco incompiuto. Qualcosa mancò ai genitori, probabilmente. FAQ. E il caso opposto? Vuol dire che quella persona ha una caratteristica particolare nel suo corredo genetico, che l'ha predisposta particolarmente bene in quel punto. Sono informazioni. FAQ. Diventano anche un cruccio? Beh, sì. Lo leggiamo tutti, quando alla singola attrice domandano 'che parte del corpo avrebbe desiderato diversa' e lei naturalmente impiega tutta la sua sincerità nel tirar fuori un segreto personale (il sapere che ha mani piccole o che avrebbe desiderato avere una statura superiore). Di questo non si vergogna, perché sa bene che il dato può essere di pubblico dominio e dunque è talmente importante da costituire una 'verità necessaria'.
In me agisce un meccanismo di osservazione che mi informa spesso di alcuni di questi particolari. Sono cose che si possono notare solo in filigrana, cioè guardando in profondità. Se voi osservate una donna o un uomo muoversi notate degli strani equilibri o squilibri del corpo. Da quello ricavate informazioni (esempio: tenere molto in tasca le mani; accavallare le gambe, ecc.ecc.).
FAQ. Perché il nostro corpo parla? Perché non siamo soltanto materia. Del resto, sono possibili ologrammi di vario genere. Ed è proprio la parte non materiale di noi che crea vortici di esibizionismo o al contrario di nascondimento. Nel nostro corpo è custodito il segreto principale del nostro essere. Nella Nuova Era lo leggiamo finalmente anche dall'esterno.
Pagina del 18 ottobre 2008, leggere modifiche il 16 giugno 2010