
Vade retro
Fui iniziato al latino, ma privatamente. E proprio in quella occasione (primi anni '70) capii quanto superiore alla scuola pubblica sia un'istruzione 'faccia a faccia'. Il professor Serra era un uomo basso e mingherlino. Mi dedicava un'ora e mezza delle sue serate, rispondendo a tutte le mie domande.
Vade retro. Non perché non mi piaccia. In latino avevo voti alti e traducevo a meraviglia. Amavo molto la sua sintassi, le declinazioni mi davano un senso di logica sonora che non provavo altrove. Il problema, tuttavia, è sempre il solito: cercare di tenere in vita ciò che è morto non è mai un bell'esercizio. In Terra, tra di noi, è giusto che viva solo ciò che sopravvive da solo. Se lo recuperiamo noi, senza che esso mostri una sua vitalità, perdiamo solo il nostro tempo. La morte del latino, decisa dalla Chiesa post-conciliare, aveva il preciso significato di 'ammettere' che il passato si allontanava sempre più. Per questo avrebbero, semmai, dovuto essere grati a quel Giovanni XXIII che rompendo le resistenze psicologiche aveva permesso una breccia.
Si può fare, potete farlo - da diaconi - quando e come volete. Che perņ quel testo abbia ancora un suo valore, diverso da quello che oggi ha una Messa in italiano o - poniamo - in tedesco, questo non potrete dirlo mai più. Quando il Concilio Vaticano II decise un'opera di 'diffusione' non pochi tradizionalisti storsero il naso e contestarono il papa di allora. Lefebvre, creata una sua comunità alternativa in Svizzera ed emessa una serie di minacce e annunci a mezzo stampa, si separò ufficialmente alla fine degli anni '80. Mai si sarebbe dovuto parlare di 'scisma', perché mancava una teoria diversa, una comunità universale, una sapienza originaria preservata rispetto a una deviazione. Il guardiano del passato che fu qualunque 'custode della tradizione' domandava di tenere 'artificialmente' in vita qualcosa, illudendosi che un testo possa fare la differenza se pronunciato in una lingua morta. Secondo questi signori, la Messa pronunciata in altra lingua che non fosse il latino non era valida. Pensate se una università americana dicesse: "Fermi tutti, secondo noi chi non continua a lavorare con MS-DOS è un eretico...."
Confermo qualcosa su cui già mi soffermai, attribuendo un carattere di follia a chi la sosteneva. Mi rivolgerei a loro come se dovessi chiarire un'ovvietà che è peccato non afferrare e che risulta quasi offensiva per il cervello. La liturgia non ha un carattere sacro. Non esiste dunque una sua vernacolizzazione. Sacri sono al massimo i testi e la lingua della Bibbia o del Talmud. Tutti comprendono che tali restano, cioè le loro precise parole qualora considerate oggetto di rivelazione sarebbero rimaste sempre tali. Ma non possiamo fare lo stesso ragionamento per le disposizioni sui riti che vennero celebrati in seguito. La Santa Messa fu solo un rito, prescritto in seguito, nient'affatto immutabile nella sua essenza. Coloro che lo 'dicevano' in inglese o in altre lingue rompevano sì una tradizione ma solo nel senso formale del rituale. Del resto, chi la diceva in latino non pronunciava certamente la lingua delle origini (avete mai udito quanto terribili siano le formule latine pronunciate da chi ha accento anglosassone?).
Ora, reintroducendo la libertà di celebrazione della 'Messa tridentina', non è che cambi qualcosa. Non è che volgendo le spalle ai fedeli e pronunciando parole in un'altra lingua si possa recuperare un rito e un testo andati in prescrizione nel secolo XX°. Tanto è vero che chi desidera, tra loro, continuerà a 'dirla' in lingua volgare.
La lingua latina può essere ancora l'oggetto di culto di ristrette élite che si riuniscono a porte chiuse. Leggeranno Catullo, Orazio e chiunque intendano loro. A scuola studiare il latino dà vantaggi e fa capire tante cose anche di altre lingue moderne. Conoscerla, conoscere la grammatica e la sintassi latina, non solo è produttivo ma arricchisce la comprensione delle nostre origini. Qui però si ferma, l'opera. La lingua latina non è più da usare. Se noi la utilizzassimo ancora in senso vivo tradiremmo il tempo presente, che non la contiene più nei suoni e nella logica. Se anche dialogassimo in latino non raggiungeremmo una diversa condizione e non saremmo in alcun senso diversi. 'Lingua morta' è proprio ciò che non esiste più tra noi, al pari di una persona spirata o di una città che non esiste più dopo un terremoto. E non è possibile nemmeno ipotizzare un fascino di ciò che è inutile, poiché - come spiegai per l'esperanto - una lingua che non raggiunge obiettivi di comunicazione alla fine non serve. Oggi, la nostra vita e la tecnologia non possiedono più 'addentellati' con la lingua latina. L'informatica, ad esempio, è al 90% un prodotto autonomo e contemporaneo di una lingua inglese che anche dove ha pescato da antiche radici latine ha ricostruito con una diversa logica. A chi vede un nesso tra il latino dotto 'computare' e l'odierno 'computer' dovremmo spiegare che nemmeno fare l'amore oggi ha un nesso con l'azione e con i gesti che si compivano dieci o quindici secoli fa. Quando l'evoluzione trasforma in modo da fare diversi gli uomini, sono i nuovi tempi a dover fornire regole e leggi. Se la grammatica stessa possiede un senso, questo è da ravvisare nelle strutture umane e mentali di oggi poiché utilizzandola pensiamo in un modo che è soltanto contemporaneo. Un cittadino dell'antica Roma non pensava al modo nostro, benché il suo corpo non avesse elementi differenti. Vi basti pensare all'antico 'pacare' (antenato del nostro 'pagare'), che si usava per pacificare piuttosto che per l'andare a scontro di oggi (te la farò pagare, me la paghi, dovete pagarmi). La trasformazione lenta e progressiva delle strutture mentali va di pari passo con la lingua, rendendo in questo modo obsolete le lingue che non vi corrispondono più. Se provate ancora un certo piacere a pronunciare la Messa in latino, non siete uomini sani. E' bene che ve lo dica a chiare lettere, in maniera da ribadire il principio che io non mi sposterò di una virgola da tutti i contenuti della rivelazione di Memoriale. Da quella concezione tutti sono obbligati a recedere. Al massimo, vi concedo la trasformazione del presente del verbo 'essere' in futuro. Ma l'obbligo rimane. E, dopo la liberazione, tutti siete stati liberati.
Pagina del 30 marzo 07, ultime modifiche il 10 giugno 2010