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Chi ha visto un concepito allo stadio di blastocisti, cioè prima del quattordicesimo giorno, non può pensare che quello sia un essere umano.
Era una delle tesi di un noto genetista italiano. Vediamo di ricostruire. L'evento qui si chiama fecondazione, e avviene quando si ha unione di spermatozoo maschile con ovulo femminile. L'atto di nascita è questo: un nuovo essere trova concepimento. Tanto è vero che non poche teorie fanno risalire l'età non già all'espulsione nove mesi dopo dal corpo materno (parto) ma a quel momento iniziale. E ci interessa poco che nella segmentazione dei primi giorni si vedano cellule e basta, o che fino al 14° giorno non si capisca nemmeno quale tipo di abbozzo sia in corso. Se ragionassimo come fa questo genetista, dovremmo pensare che l'essere umano abbia una formazione in un certo giorno. Da questo punto di vista, il suo 14° giorno potrebbe equivalere al 17° o 24° di un altro. Invece no, si bada proprio al concepimento. Attimo fatale, in cui la legge di dio si esplica.
Quello che non è accettabile è che chi crede di aver trovato una sua risposta pensi di averla trovata per tutti e voglia imporre a tutti le proprie convinzioni.
Ecco un'altra tesi dello stesso genetista. Ma la scienza ha solo risposte uniche, qualora gli eventi siano dovuti a leggi. E qui non c'è dubbio che la fecondazione corrisponda a una legge. Dunque, come in politica, ripeto: colui che guida, specialmente nel sacro, deve esercitare autorità comunicando proprio una sola risposta (e mai accettando l'inutile palestra mediatica che raccoglie sessanta pareri diversi). La fecondazione stessa non è un optional. Una volta accaduta, diremo appunto che non poteva non accadere. E' proprio questa la legge di natura.
CANI VAGANTI PER L'AIA
Apprendo dagli organi di stampa di oggi, 28 febbraio 08, che Giorgio Napolitano ha avuto un incontro improntato a grande amicizia con i nuovi cardinali. Ma da un presidente di una nazione ci si attende che egli sappia anche fare discorsi di teologia, che guidi... in questo senso, magari spiegando quello che c'è da spiegare. Non basta mangiare a pranzo con i cardinali e dire quattro frasette alle agenzie di stampa.
Apprendo dagli organi di stampa di oggi, 28 febbraio 08, che Gianfranco Ravasi ha tenuto una conferenza alla Sapienza. Bene. C'era apprensione, ha detto. Perché mai? Forse che è proibito fare conferenze? Ma ancora non capisco perché al Santo Padre non è stata concessa la stessa cosa, dice il biblista. Caro signor Gianfranco, abbiamo già spiegato che quella presenza (non conferenza) all'inaugurazione dell'Anno Accademico del 17 gennaio era eccessiva, inopportuna. Già lo sarebbe stata quella di qualsiasi capo di Stato estero presso un'università dello Stato (Sarkozy, Merkel, Bush perché mai avrebbero dovuto presenziare a quella cerimonia?). Tanto più lo era questa, dal momento che uno Stato confessionale come il Vaticano non insegna le medesime materie e persegue una politica culturale molto diversa da quella dello Stato italiano. E questo causò l'opposizione di molti docenti. Aveva sbagliato Guarini.
COSE POCO SERIE
Sono le 19.25 del 27 febbraio 08, ed è stata comunicata l'esclusione di un brano perché non era inedito. Ecco, questa è l'esatta terminologia. Non usate l'altro verbo, se potete. Se una canzone esisteva già ed era già stata incisa, ripresentarla non si può. Tutto qui. Ma è giusto che la cantante comunque lo canti ancora, nonostante l'esclusione? No, questo è poco meno che assurdo. Quando un brano viene escluso da una gara canora, non solo non partecipa più alla medesima ma non può più essere ripresentato insieme con gli altri. Anche qui, la Rai dimostra quanto poco seria sia questa nazione. Prendere un provvedimento ma solo a metà non è una cosa seria. Qual è il ragionamento? Quel brano, non essendo inedito, non può né concorrere alla gara né essere presentato fuori concorso perché la cantante non è ospite del festival. Ciò che viene squalificato determina automaticamente anche l'esclusione dell'interprete.
E' molto interessante rileggere quanto scrissi, in diretta, sul brano risultato già edito. Io dicevo, in sintesi, che questo pezzo avrebbe avuto bisogno di un altro interprete. Ancora una volta ho lasciato il segno.
LA REPLICA DEL PASSATO
Sono quasi le 14 del 18 febbraio e si avvicina una nuova edizione del festival di Sanremo, un appuntamento a cui la nazione italiana non rinuncia nonostante esso non attiri più emozioni e serva solo a far conoscere una ventina di giovani confermando poi altre 15 o 20 presenze di coloro che già sono sul mercato. In queste condizioni, ne vale la pena? I cantanti presenti, compresi gli ospiti, se ne avvantaggiano. Il mercato pare di no, e anzi la cosa incrementa ogni anno un sotto-mercato di pirateria che affolla le esposizioni ambulanti e quelle a livello superficie terrestre degli immigrati in cerca di denaro per sopravvivere. Tu lo guarderai, in televisione? Sì, per quello che potrò. Ma io sarò proprio a Sanremo, in quei giorni. Quest'anno voglio vedere, con i miei occhi, cosa succede.
Il 'tutto-da-rifare' qui avrebbe posto? No, perché o è quello o festival non è. Dico cosa si poteva cambiare: un conduttore giovane e bravo, anche perché Baudo non è un viale della città; co-presentatrici meno vistose, anche perché è giusto che si badi alla capacità di presentare e non al corpo; abolire la vittoria di qualcuno, perché non si capisce cosa voglia dire.
COME INTERPRETARE
Sono le 11 del 17 febbraio, mentre ascolto il Cd con le sinfonie di Schumann dirette da Christian Thielemann alla guida della Philharmonia Orchestra in un periodo che abbracciava l'era dell'Assestamento e il primo Trapasso. Un grazioso omaggio della rivista Classic Voice, attualmente in edicola. Seppure al cospetto di partiture sinfoniche mai divenute realmente epocali, si riproporrebbe un problema di analisi dell'esecuzione. Se non avessi scritto, in quell'altra sede, una pagina sull'argomento per ridimensionarlo. Ma capita, a volte, di ripensarci quando una nuova interpretazione di opere per orchestra suscita interrogativi. Chi, come me, le conobbe dalla versione rutilante di Karajan (vecchio cofanetto DGG) viene qui messo davanti a una ben diversa concezione, che presenterebbe un autore molto più composto e ordinato con tratti che (quando Schumann stava bene) sembrano adattare l'orchestra a tranquilli ritmi mozartiani. Come mai? Come può succedere, ad esempio, che nella prima sinfonia si riesca a comporre i contrasti di Schumann in questo modo? Questa sinfonia fu composta in soli quattro giorni e poi orchestrata in meno di un mese. Nonostante i 30 anni fossero un periodo felice per questo compositore, che si univa a Clara, già da questa sinfonia i contrasti fanno presagire una mente fervida e compulsiva. Io avevo sempre ritenuto che i direttori non dovessero ri-ordinare di loro iniziativa quel che si dirige, di queste sinfonie. Thielemann, che paradossalmente ebbe proprio la vicinanza di Karajan, evidentemente non la pensò così e insegue un raro perfezionismo che fa della prima una cosa completamente diversa e sua. Come una sorta di Kapell'meister. Eccoci dunque di fronte a un caso tipico: un orecchio già avvezzo a conoscere una sinfonia in un certo modo la riascolta in un secondo tempo in un altro. Certamente non fu questo che diresse Mendelssohn a Lipsia, in quella stessa epoca. Eppure, anche qui mi ripeto: non dando il compositore prescrizioni che vadano oltre la scrittura delle note, non si può contestare. Chi ascolta, nota variazioni introdotte nei tempi e basta. Ma potrebbe dire che questo non è Schumann? Questa è una frase che già abbiamo analizzato, per Beethoven. Se noi diamo a queste musiche del romanticismo un carattere idealistico e filosofico, che sia espressione anche dell'uomo, la frase ha un senso. Se viceversa ci atteniamo soltanto alla scrittura, come gran parte dei musicologi ha sempre affermato, allora questo senso scompare. E diremo soltanto che questa è un'altra versione. Un individuo canta o esegue un pezzo. Un altro esegue lo stesso pezzo, a modo suo. Curiosa la decisione dei discografici di fare ascoltare aubito la quarta, che nel primo Cd segue la prima? No, una decisione abbastanza motivata perché la quarta fu composta nello stesso anno della prima. Giusto dunque che l'ascoltatore, sapendolo o meno, la ascolti insieme con quella. Con i dischi non era possibile fare questo gioco. Con i Cd, sì. In che senso? Anche con Karajan la Deutsche Grammophon mise in commercio un disco che aveva la prima su un lato e la quarta sull'altro. Ma non è la stessa cosa. Con i dischi, l'ascoltatore faceva spesso un suo gesto di ascoltare le sinfonie nell'ordine dato dai numeri e così ignorava quell'operazione passando direttamente al disco con la seconda. Con il Cd, visto che è una sequenza automatica, per fare di propria iniziativa dovrebbe starci attento e avvicinarsi al lettore per levare il Cd. Questo succede molto meno. Sarebbe un po' come lo stare attenti a non fare figli? Beh, sì. Perché al momento in cui la prima esala l'ultima nota, uno dovrebbe tirare fuori il meccanismo per non fargli produrre la quarta.
LA VERSIONE FEDELE O INFEDELE
Ma di Karajan avevi parlato male, nelle Annate. Qui ne rivendichi un ascolto? Questo è uno dei pochissimi casi, per il direttore di cui quest'anno ricorre il centenario. Per me Schumann, almeno nella prima, fu quello di Karajan e non posso farci nulla. Quando memorizzi una sinfonia tra i 18 e i 19 anni sei portato poi a ricordarti quella. In questo caso, io ritenevo che la esecuzione scomposta e disordinata del direttore austriaco rappresentasse bene il compositore. E la seconda? Per me, fu Celibidache con Copenaghen. Una registrazione rara. Per le altre, memorizzai con Sawallisch. Ma ascoltare Furtwaengler fu anche qui una rara emozione, specialmente nella quarta. Per un giovane, cosa vuol dire privilegiare una versione? Vuol dire ritenere che quella partitura sia stata affrontata dall'orchestra e dal direttore in un modo che fa riferimento. Ogni successivo ascolto dello stesso pezzo, diretto da altri esecutori, nel mio cervello verrà automaticamente confrontato - nota per nota - con quello da me considerato riferimento. Finché, eventualmente, non arrivi qualcuno che nella mia concezione riesce globalmente a fornire un'interpretazione di gran lunga superiore a quella. Ma accade molto raramente. La mia discoteca/nastroteca, per ogni pezzo di repertorio, in pratica fu formata tra il 1976 e il 1981. E' difficile che mi capiti di sentire dopo tanti anni una versione che mi rivoluziona la concezione.
L'AUTONOMIA E L'INDIPENDENZA
E' mezzogiorno del 16 febbraio, quando viene scritta questa FAQ. Tra qualche ora è annunciata la dichiarazione di indipendenza del Kosovo. Argomento spinoso, di difficile definizione. Occorre rispondere alla domanda: è giusto che una regione autonoma di uno Stato si distacchi, proclamando la sua indipendenza anche in un quadro internazionale? Quali condizioni sociali e politiche giustificano questa dichiarazione? Prima di parlarne, si dovrebbe conoscere l'antefatto. Già ne parlai, al momento in cui scrissi la cronaca dell'annata 1999.
Quando si parla di autonomia e quando di indipendenza? Il primo è un termine generico, che indica in generale la capacità di provvedere da sé alle proprie esigenze. Questa capacità è teorica, e viene riconosciuta da appositi statuti interni (pensiamo alle Regioni autonome italiane) che costituiscono fonte normativa. Indipendenza dovrebbe essere il fatto di esistere e di essere riconosciuti, in un quadro politico, proprio in base a quei principi che hanno consentito l'autonomia iniziale. In altre parole, quando un'autonomia si realizza concretamente si diventa indipendenti. Quali sono le condizioni? Essere autonomi significa manifestare o rivendicare una propria esistenza, separata da un altro organismo. Che un ente sia tale, però, dovrebbe anche risultare da caratteristiche di base che motivano quella separazione. Altrimenti, non vi sarebbe motivo. Essere indipendenti significa non poter non avere un ruolo a sé, perché si ha appunto caratteristiche diverse da un altro ente (da cui si dipendeva o a cui gli altri facevano risalire la fondazione originaria). Da questo concetto, nasce appunto un problema che attraversato tutta l'era del Restauro e in parte la successiva senza mai trovare una soluzione politica definitiva. Nonostante le Nazioni Unite? Sì, nonostante le forze di pace e i tentativi di mediazione. In questi casi gli uomini non fissarono mai un principio netto in base al quale decidere politicamente chi possa costituire una propria autonomia e/o indipendenza rispetto a un ente che esercita sovranità nel territorio per mezzo di un suo governo. Conseguenza? Conseguenza: sia i Serbi sia gli Albanesi kosovari, 17 anni fa così come 6 anni fa, avrebbero avuto motivi ugualmente legittimi per sostenere le proprie ragioni (i primi per mantenere il Kosovo entro una Grande Jugoslavia, i secondi per far nascere un'entità indipendente). Stante la mancanza di quel principio netto, è chiaro che le forze politiche delle varie etnie vanno a interessi (e magari a simpatie). I Russi diranno una cosa, gli Americani un'altra. E oggi? Oggi, con un territorio ormai 'domato' e catechizzato da una forza multinazionale, la questione si risolve soltanto in base ai principi del diritto internazionale. Se il Kosovo dichiara la propria indipendenza, e viene riconosciuto da una certa quantità di Stati, è comunque indipendente. Magari mancherà di molte strutture e non avrà peso politico internazionale. Però questa dichiarazione ha comunque efficacia ed esplica effetti politici.
OSSERVARLA O TRADIRLA
Se le cose stanno così, anche in seguito alla dichiarazione si produrrebbe uno stato simile a quello di Taiwan in Oriente. Ogni volta che uno Stato intratterrà relazioni con il Kosovo, Serbia e qualcun altro protesteranno. Questo è proprio del genere umano, e in fondo è analogo ad ogni evento che divide. Per risolvere il problema, dovrebbero trovare quel principio unico che metta d'accordo tutti. Finché non lo si trova, gli Stati sono nella stessa condizione di tanti inquilini di un palazzo che non si mettano d'accordo (nemmeno in assemblea) e restino divisi su una questione che riguarda tutti. Come la vedi? Io, anche per mezzo di queste pagine, ho parlato di una nuova visione proiettata verso una fine delle nazioni. Questo obiettivo implica una impossibilità di parteggiare per gli uni o per gli altri. Se al tempo delle prime elezioni amministrative, le Nazioni Unite avessero mandato me anziché Kouchner io avrei gestito l'impasse cercando soltanto di civilizzare quel territorio (istruzione, sussidi audio-didattici, integrazione di tutti, garanzie condizioni sopravvivenza, pacificazione ecc.). Ma non avrei potuto prendere posizione né per i Serbi né per i Kosovari. Ma in un modo si doveva risolvere. Ma un unico modo non c'è. Se avessi parlato con i Serbi avrei detto che culture locali e autoctone non desideravano stare con il loro governo e rifiutavano di essere amministrati da Belgrado. Se avessi parlato con gli altri, avrei contestato che esistessero grandi motivi storici o culturali per costituire una diversa entità (così come in fondo farei con i separatisti sardi). Il fatto che in passato esistesse una dominazione ottomana o che la cultura locale sia in parte diversa non ha alcun significato. E' dunque chiaro che soltanto una reciproca comprensione avrebbe evitato uno scontro. E una reciproca comprensione passava per un proseguimento delle cose come erano prima del 1989, per mezzo di concessioni e basta. Purtroppo Milosevic rovinò tutto, e così si crearono le premesse per un inasprimento delle relazioni. Allo stato attuale, cosa deplori? Due cose. Che le forze siano ancora così in tensione (come se l'odio seminato negli anni scorsi dovesse durare in eterno), e il fatto che nel frattempo qualcuno abbia cercato di sfruttare la vicenda per i propri interessi. La ingenuità degli Albanesi del Kosovo ha permesso che gli Americani impiantassero anche lì cose loro, e questo ha permesso fondi sospetti. Questo non è bello. Coloro che si proclamano indipendenti dovrebbero esserlo realmente. Farlo con l'aiuto di Americani che procurano denaro e beni in cambio di una loro occupazione con basi militari non è una cosa bella. Lo stesso finanziamento gigante della Unione Europea a che servirà? In tutto sono un paio di milioncini di anime, di cui solo metà risultano socialmente attive. E questa ingenuità come avrebbe potuto essere evitata? Intorno al 1999, con una diversa amministrazione da parte delle Nazioni Unite. Valorizzando persone e materiale locali, anziché impiantarne di estranei. Se l'obiettivo non si fosse realizzato, allora sarebbe parso chiaro che grandi motivi per l'indipendenza non c'erano e dunque si stava soltanto esagerando ( = raccogliendo i vantaggi di quella guerra). Alla fine, si arriva a una conclusione simile a quella dei Palestinesi. Il modo per fare la dichiarazione esiste, gli Stati che vi riconoscono anche... ma se voi non riuscite poi a costituire una vera forza stiamo soltanto aggiungendo una inutile entità politica a un quadro internazionale che ne ha fin troppe. Ecco il mio pensiero. La storia dei popoli si dirige verso un'unificazione. Riconoscere nuove entità indipendenti frammenta il quadro, anziché unificarlo. Quindi non esiste nemmeno una possibilità di osservare o di tradire una indipendenza che a questo punto loro considerano 'nazionale'? No, perché è come se mi dicessero che negare ai Sardi la possibilità di costituire uno Stato indipendente sia tradirli. Può essere che la Sardegna sia una nazione. Ma quel che è certo è che non esisterebbero condizioni per farla diventare uno Stato (separato politicamente dal governo della penisola, al cui territorio appartiene politicamente ed entro il cui territorio viene amministrata sotto un'unica Costituzione). Insomma, si tratta di cose umane? Proprio così. Difficile costruire discorsi sopra un paio di milioni di persone che vogliono decidere da sole qualcosa in più e non riescono a costituire una vera forza. Per lo più, discorsi inutili. Nessuno immagina di parlare tra cinque anni delle relazioni politiche tra il Kosovo e la Spagna, benché scambi possano esservi. Quegli scambi, essendo culturali, avrebbero potuto esservi anche nel 1970 e nel 1985. SINTESI: Vedo con scarsa simpatia l'indipendenza del Kosovo.
CAPIRE I PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE
Il governatore dell'isola in cui sei nato ha avuto una sentenza contraria da parte della Corte Costituzionale. E io questa volta non sono dalla parte della Corte. Vedevo di buon occhio le due imposte introdotte, che sarebbero servite a frenare la speculazione sui vari mercati e al tempo stesso a contribuire al finanziamento delle iniziative 'sane' dell'isola. Non posso del resto pensare che un'imposta che grava di 10 o 13 euro a metro quadrato su chi realizza utili da immobili acquistati fuori dalla residenza sia una grande vessazione. Nella Costituzione, così come è rispettata la proprietà privata è previsto anche il dovere di contribuire alla cosa pubblica in ragione della propria capacità. E qui il principio si fondava anche su due leggi regionali. Sono molto curioso di leggere la motivazione. Ma dico subito che simili sentenze, che soddisfano reclami puramente egoistici dei privati, sono diseducative. Era già vile che il governo ricorresse, spinto da alcuni gruppi. Irritarsi per qualche imposta in più quando si incassa un milione di euro non è un atteggiamento civilmente fondato da parte dei cittadini. E dall'altra parte, ugualmente.
Un principio sano di realizzazione della Costituzione è proprio il coordinamento tra autorità di governo al centro ed enti alla periferia. Una volta spiegato su cosa si motivano 'tasse sul lusso', il governo avrebbe dovuto anzi approvarle nell'interesse dello Stato stesso (che comprende anche le Regioni autonome, eh). Art.5, signori cari.
NON TRADIRLI
Hai detto che è stato grave, dal punto di vista costituzionale, l'atteggiamento rispetto a queste opere dei quattro presidenti che si sono succeduti alla guida della nazione. L'art.4 riconosce ad ogni cittadino il diritto di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso della società. Qui, anziché rimuovere ostacoli (vedi art.3), ne misero. Palese poi la violazione dell'art.9, che richiede la promozione dello sviluppo della cultura e della ricerca.
CAPIRE L'ARTE
E' sul mercato una recente integrale dell'opera pianistica di Erik Satie. eseguita e curata da Cristina Ariagno per la Brilliant. Dopo quella riservata di Jean-Joel Barbier e quella più impressionistica di Aldo Ciccolini, questa è per me una terza volta. Le opere integrali di un autore sono sempre ben accette, sempre benvenute, anche se quella di Satie è sempre impegnativa e in qualche modo assorbe un tempo di riflessione che non può penetrare nella gran parte degli ascoltatori. Mi sono posto all'ascolto, con molta attenzione. E ho ricavato alcune note mie, senza far caso al fatto che questa musica sia rimasta come dentro una parentesi di 100 anni fa e non abbia mai realmente preso.
La Ariagno, dici, non riesce nella prima Gymnopédie a superare gli altri, nello straordinario. Che significa? In quel pezzo, occorre una magia personale e soprattutto pause che hanno pochissimi pianisti. Questa pianista ha una giusta misura, ma lo affronta all'inizio con eccessiva lentezza. Poi recupera, ma non arriva a come lo suonavano i pianisti 50 o 70 anni fa. Doti di tocco e di coordinazione danno al gioco sulla tastiera un fascino sonoro che i più grandi pianisti (Cortot, Paderewski) seppero esercitare. Oggi è sempre più raro.
Come è possibile che un compositore amasse talmente il lato bohémien della vita da scegliersi una casetta da nulla e restarvi per ben 27 anni? Invece è comprensibilissimo. Ancor di più per quell'epoca. Gli artisti disprezza(ro)no sempre le comodità borghesi delle città. Non solo: ambienti raccolti favoriscono la concentrazione e il raccoglimento di chi deve comporre. Una casetta piccola e senza pretese (oggi diremmo un monolocale) è talvolta anche il sogno poco dichiarato di esoteristi e ricercatori, che desiderano occupare con il corpo e con lo spirito un ambiente che si possa comprendere interamente in un colpo solo con la propria vista. In quel caso fu una scelta di solitudine: Satie fu un uomo che disdegnò la frivolezza e i gusti del facile commercio. Tale scelta si inquadrava dunque in una forte etica contraria sia alle convenzioni sia al benessere. Egli rimase poverissimo, per tutta la vita. E quest'ultimo è un valore che oggi non siamo più abituati ad apprezzare. Vero, Giorgio Napolitano?
NON TRADIRLA
In data 12 novembre 07 compariva sul Corriere, a firma C.F,, un articolo scandaloso che presentando un autore in uscita (N.B.) e un suo prefatore (U.E.) negava il copyright. Come spiego io stesso su registrazione audio, alla base del copyright è nient'altro che un'ovvia constatazione: quel contenuto proviene da me, un altro contenuto no. Se questo accade, come voi tutti potrete dedurre da un'origine fonica (la vostra o l'altrui voce) o da una serie di contenuti, significa che una paternità esiste. E quando una paternità esiste, essa viene sempre tutelata in vario modo (altrimenti, non useremmo nemmeno questa parola). Nel caso di queste pagine, l'opera originale qual è? Esattamente la pagina che io scrissi, rimasta tale e quale nelle macchine di coloro che l'hanno fedelmente salvata in memoria e nella memoria cache già accreditata per tutti. Proseguiamo. Le copie dell'originale sono l'originale stesso. Io potrei cambiarle soltanto nel senso di 'rinominarle', cioé di generare un numero infinito di copie dello stesso file tutte con un titolo X.htm diverso. Ma il documento rimane sempre quella di partenza, e se è stato da me modificato l'ultima versione che voi trovate anche attualmente sul Web. Basterebbe anche un 'di' al posto di un 'da' e l'originale non sarebbe più quello. Se una copia differisse di uno o più dettagli non sarebbe più una 'copia' dell'esemplare originale: sarebbe un'altra cosa.
L'originale è sempre unico, come capita anche nei quadri. Qui, naturalmente, capita agli autori Web di intervenire a più riprese su una pagina. Effetti di perfezionamento, che testimoniano proprio del lavoro progressivo e personale. In libreria chiunque manderà sempre un'unica versione di un'opera, ma allo stesso modo un autore che pubblicasse un suo romanzo su Internet dovrebbe impegnarsi a lasciarlo invariato nella sua versione originale.
Che cosa ha fatto N.B.? A suo stesso dire, un lavoro di remix di frasi preesistenti (estratte da atlanti, giornali, romanzi rosa e guide turistiche) 'ricombinate' per l'appunto a formare un testo narrativo. Se ha fatto una cosa del genere, ha agito come un ragazzo che si vuole divertire e basta. La cosa non si può definire in alcun modo. Se io combinassi frasi prese da cento fonti diverse, mandando in libreria una mia opera in cento esemplari leggermente diversi, avrei una sorta di 'pastiche'. Esso non sarebbe mai una mia opera se non nella 'combinazione' stessa. L'unico 'dato d'autore' di questo tipo di operazione sarebbe la 'combinazione' di tanti dati. Avremmo così migliaia o milioni di combinazioni diverse. Tutto qui. Impossibile affermare che questo tipo di opera (per di più, confessata in partenza dall'autore) sia qualcosa con valore artistico o letterario. Semmai l'autore ha profittato semplicemente di un nome-e-cognome già accreditato. In caso contrario, nessuno vi avrebbe fatto caso. E' come se un cantante incidesse un brano musicale mandando in stampa anziché l'unica versione finale tutte le lacche e i passaggi intermedi che sono stati messi da parte. In quel caso, sentiremo 88 versioni di 'People', della Streisand, anziché una sola. E allora? Questo vuol dire 'morte di qualcosa' o provocazione? Insomma, sono discorsi senza senso.
Nessuna illusione può essere distrutta quanto alla natura 'trascendente' della originalità di qualsiasi opera. La voce, la serie di parole, la costruzione sintattica, i contenuti, le precisazioni, i tempi di intervento, la natura artistica dell'opera stessa sono tutte doti appunto 'uniche' di qualsiasi autore. Esse sono 'trascendenti', nel senso che distinguendolo da altri derivano da un'unica origine non materiale della creazione stessa. Saremo noi, al massimo, a non riuscire a distinguere.
LINGUA NON E' SCIENZA COGNITIVA
Innumerevoli le mie precisazioni su chi sia linguista e chi sia altro. Sia per Chomsky sia per altri docenti di materie interconnesse con la lingua, chiarii che non è corretto definirli linguisti perché in realtà non hanno insegnato lingue. Linguisti sono gli autori di una loro grammatica che affrontano questioni di sintassi, e i traduttori se lavorano in simultanea in inglese e in italiano. Linguisti non sono docenti con una cattedra all'università, che scrivono articoli o contributi sull'uso della lingua in una nazione. Per essere linguisti occorre avervi a che fare nelle questioni interne alla lingua stessa, dare pareri su cosa si deve dire e cosa no, su quello che è corretto e scorretto, insegnare la lingua stessa, insomma praticare durante le giornate stesse un esercizio o un'attività interna alla lingua stessa. Se voi vi ponete a fare un'indagine sull'uso o frequenza di un dialetto, sulla quantità di anglofoni, sui metodi in uso nella scuola, svolgete certo un'indagine sulla lingua ma sono argomenti che anche un giornalista potrebbe trattare. Quindi non significa che siate dei linguisti. Ed è proprio chi lo è ad accorgersi del fatto che un'altra persona non lo è. Si pone un primo problema. Noi abbiamo chiamato per tutto il secolo scorso 'linguistica' la disciplina che trattava di concetti propri delle strutture linguistiche, e questa materia mai si addentrava nelle grammatiche o nelle regole di sintassi. Questo è effettivamente un punto dolente. All'inizio nessuno si pose questo problema, e così non si trovo di meglio che definire 'linguistica' anche un'indagine su questioni che sfioravano o che mai toccavano il mondo delle lingue propriamente dette. Lo studio scientifico del linguaggio, che ha una sua pietra miliare importante nel Cours de linguistique générale di Saussure, in verità non è lingua. E quindi chi ne tratta è impropriamente definito 'linguista'. Se io trattassi di aspetti di storia della medicina o di come le cure mediche hanno trovato fondamento nel corso delle ricerche scientifiche, non per questo sono un medico. Nel corso del secolo XX° fiorirono scuole di pensiero, correnti, concezioni, modelli strutturali che avevano più della filosofia che della lingua. Diciamo pure che il cervello umano si esercitò. Le lingue, ripeto, sono un campo diverso. Secondo problema. Coloro che hanno scritto libri come quelli di Noam Chomsky sono stati comunque definiti 'linguisti' anche se si sono limitati a indagare nel campo delle scienze cognitive. Questo è ugualmente un punto debole, poiché è mancata la capacità di definire anche nel dizionario una segmentazione diversa. Chi tratta di scienze cognitive e di neuro-tematiche non è un linguista, sempre per il solito motivo. Occorrerà dunque cercare di definire meglio quegli studi, coniando in futuro nuove definizioni di settore.
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SINGLE SI', MA CON SESSO
Dall'esame di molti settimanali, così come da queste tue pagine, è emerso un particolare abbastanza curioso. Le donne, quando hanno un bel corpo e un ruolo pubblico, dichiarano sì di essere single ma quasi mai ammettono una lunga astinenza dal sesso. Colpisce, questa tendenza della psiche. Ci riflettiamo questa sera. In partenza, sembra essere l'esatto corrispondente del maschio. Il sesso maschile da sempre vorrebbe dominare l'umanità nel senso di disporre liberamente delle occasioni che possono capitare, proprio come manifestazione della personalità. Questo fu anche per me, nei primi 35 anni della mia vita. E così, salvo impegni particolari del genere ecclesiastico o monacale, ciascun uomo libero si compiacerebbe dell'avere più relazioni sessuali anche quando non è impegnato o legato con una donna in particolare. Nella donna, questo istinto è presente naturalmente solo nei casi in cui diventi un personaggio pubblico. In tal caso, la necessità sia di dare un minimo di racconti sulla propria vita sia di rassicurare sulla propria, sana normalità, spinge a negare un'astinenza anche quando in realtà è ciò che si vive. Si vergognerebbero? Diciamo di sì. Esiste questo strano condizionamento che si fonda su questo pensiero. Anche noi donne abbiamo bisogni, e se dicessimo di non farlo da molto tempo sconfesseremmo la salute e le esigenze ormonali del nostro corpo. E poi, magari... ci compatirebbero. E quindi sono disposte anche a mentire? Sì, mentono con la massima facilità perché non c'è alcuno che possa controllarle e smentirle. Qui la libertà degli ultimi 50 anni ha quasi imposto una normale disinvoltura 'extra-matrimoniale'. Affermando di avere sesso, pare quasi che le donne raccontino di vivere (perché altrimenti non vivrebbero). In generale, nessuna mai (tra i 25 e i 45 anni) afferma apertamente di non avere avuto sesso per un periodo continuato di almeno cinque o sei anni. Cosa che invece succede.
SOLO COSE UMANE
24 febbraio 08 - Solo cose umane. Che significa? Significa: rivalse, risentimenti inutili, ambizioni vuote, emulazione, parole sprecate, iniziative senza futuro, sentimenti prima nutriti poi rinnegati... insomma, semplice agitarsi di pensieri che non ha uno sbocco produttivo. Discutere dell'indipendenza del Kosovo è come porsi a dibattere sul fatto che un figlio di 21 anni se ne vada via o meno dalla casa dei genitori se non ha denaro sicuro per sopravvivere. E ancora una volta, anche qui, proprio il fatto di condizionare l'evento al denaro falsa le motivazioni e la prospettiva. Segno che è tutto il sistema a dover essere cambiato. Del resto, noi permettiamo che un agglomerato di due milioni di abitanti proclami di essere in-dipendente (da chi? il governo serbo erano genitori del Kosovo?) quando le sue banche vengono finanziate da capitale non loro. E quindi cose umane vuol dire cose errate? No, cose che non esistono in natura. Qui andate alla pagina di Memoriale che parla di ciò che può succedere nella Nuova Era. Una delle più rivoluzionarie che ho scritto. Io spiego, in quella sede, che alcune cose accadono (cadere, innamorarsi, mettere al mondo ecc.). Altre sono soltanto una convenzione nostra. Diventare autonomi accade. Quel che è certo è che non dipende dal denaro. E viceversa: ci sono persone con molto denaro in banca che non sono (mai state) realmente indipendenti. Le conoscete, le vedete voi stessi nella vostra città e nel vostro quartiere. Sembrerà strano, ma è così. Siamo noi ad aver creato quella falsa coincidenza. In queste pagine, il denaro è stato svincolato da qualsiasi legame possibile con le nostre attività. Di conseguenza, non esiste nemmeno quella equazione che crea individui indipendenti mediante un reddito. Il mio pensiero qui si dirige verso un futuro molto diverso, in cui gli Stati avranno un sistema di scambi e di remunerazione individuale molto più logico e ragionato. Attualmente, siamo ancora nel caos. Se diventa subito indipendente un giovane laureato solo perché il padre è un avvocato con uno studio già avviato mentre uno che non ha alcun sostegno deve attendere anche anni significa che l'organizzazione sociale è affidata al caso. In pratica, non si ha alcun rispetto degli individui e dei loro bisogni. Solo cose umane. Chi ne è esente, pur essendo uomo? Chi non ci perde tempo, per esser diventato meglio di quelli che lo perdono. Chi è superiore.
24 febbraio 08 - Vedo ancora, come nel caso di un pezzo odierno del Sole, riduzioni dell'astrologia a pratica sterile e perdi-tempo, classificata per di più tra le attività mangia-denari di una società debole e dipendente. La contrapposizione alla presunta utilità terapeutica del sequenziamento del genoma mi dà spunto per entrare su un argomento ancora sconosciuto nel quale soltanto in breve osai intervenire nel racconto dell'era del Trapasso. La mappatura in corso del genoma umano, destinata a dare nuove conoscenze sulle funzioni dei geni, non si sa ancora quanto utile possa risultare ai progressi delle tecnologie finalizzate al miglioramento della salute. Questa, allo stato attuale, è soltanto una speranza. Leggere la sequenza del DNA è un fatto, curare le malattie potrebbe non essere una conseguenza di quello. Quella lettura potrebbe fornire dati sulle patologie, ma sapere come curarle non dipenderà poi dal genoma (sarebbe come dire che una lastra fornisce essa stessa i rimedi alla frattura delle ossa che vi si nota). L'astrologia medica, viceversa, è una realtà scientifica già esistente da decenni. La lettura degli aspetti planetari, connessi alla simbologia del governo-costellazione su una parte del corpo umano, contiene informazioni preziose e utilissime sulla reale consistenza della patologia e sulla reale potenzialità di eventuali cure (sull'organo, o sul paziente inteso come organismo autonomo). A tutti coloro che la pensano come Corbellini si raccomanda di non esprimere giudizi drastici su una materia che non conoscono. Qualora invece desiderino contestarla, si procurino un manuale di astrologia medica (che contiene centinaia di casi) e ne confutino la trattazione in qualche modo. Se così non facessero, essi stessi resterebbero ancora al livello di quel Medioevo di streghe che vorrebbero debellare.
24 febbraio 08 - Vedo ancora, come nel caso di un pezzo odierno del Sole, palesi riduzioni a storia scritta dei conflitti che per secoli hanno lacerato le genti stanziate intorno al 45° di latitudine e ai 15° di longitudine EST. Chi erano, in origine? Tutti le chiamammo 'genti slave'. Che questa definizione abbia una sua legittimità, vi accorgete dal fatto che parlavano una lingua con molti suoni in comune con quella russa, compreso un alfabeto simile. Si stanziarono ivi nel solito periodo delle origini (qui, intorno a sei secoli dopo Cristo). Zona, purtroppo, gravida di tensioni da sempre poiché al crocevia tra stanziamenti più importanti da una parte (ex Impero Romano, e occidente della futura Europa) e dall'altra (Islam, Antica Grecia ecc.). Essa divenne poi una cosa ufficialmente ottomana. Necessariamente, diremo. E in mezzo a una storia così lunga, perfino eccessiva appare la memoria di quell'estate 1389 sulla Piana dei Merli (Kosovo Polje), dove il forte esercito turco dei giannizzeri travolse i cavalieri serbi. Da allora questa disfatta popola un universo di antica trasmissione orale, che le ha attribuito una valenza quasi magica e di sventura. Come gli uomini possano affezionarsi a un singolo episodio, benché cruento e fatale, è in fondo un dilemma della stessa specie (allora romantica) a cui appartenevano. Oggi non succederebbe. Allora, per qualcosa come cinque secoli o poco meno, tutti videro quella fascia terrestre sulle cartine come 'Impero Ottomano'. Naturalmente, come in tutti gli imperi, composta di realtà locali. Che queste etnie interne a una molto grande debbano insorgere, per affermare una loro autonomia, questo fu più un prodotto dell'ingenuo nazionalismo romantico dei primi dell'Ottocento che un'esigenza politica. Vedere quindi le stesse idee ancora sulla ribalta politica odierna non fa un bell'effetto. Nel frattempo, essendo le date di disordini comuni a tutta la Terra (tanto che un anno come il 1848 assurse a celebrità sua), gli eventi furono di riproduzione e imitazione. Già allora: vedevano altri (conquistare, fornirsi di, emanciparsi) e volevano essere anche loro come quelli. I compromessi di tutti avevano fatto sì che finalmente nel 1918 nascesse per la zona che va da Lubiana alle prime propaggini di lingua greca una entità politica unificatrice chiamata Jugoslavia. Le congiunzioni planetarie del 1917-18 vennero a scadenza alla fine anni '80, e la più volte menzionata tripla del 1989-1992 creò il grande spartiacque che Memoriale vi ha descritto. A quel punto, disgregata la Jugoslavia, tutte le varie componenti alzarono la loro cresta e presentarono il conto di un'antica insoddisfazione. Oggi più che mai, dunque, si riproporrebbe un antico dilemma: concedere spazio autonomo a tutti coloro che avendone uno culturale lo reclamerebbero? Non possiamo: anche la Sicilia e la Sardegna diverrebbero Stati (e giù giù, fino a pensare tali qualsiasi isola popolata da 10.000 persone e qualsiasi settore già con un suo nome quali la Garfagnana, il Maharashtra, il Darfur, le Baleari, la Cote d'Azur, le isole Ebridi, ecc.ecc.). In verità, in un mondo avviato verso un collasso dei particolarismi non è un atto di civiltà ammettere ulteriori entità indipendenti al tavolo già esistente delle Nazioni. Queste semmai si sfalderanno, al contrario. E così, a quelli del Kosovo si domanderà: cosa volete, in concreto, se anche prima si insegnava ai ragazzi quello che insegnerete tra due anni? Avere denominazione diversa su un maggior numero di documenti non è forse una seccatura più che un vantaggio? Se io oggi mi reco presso una qualsiasi cultura locale del pianeta, benché io sia molto interessato a studiarla, non sono portato a immaginare che essa diventi anche un'entità politica. Il suo nome (Kosovo, Anatolia, Tracia, Friuli, Lorena, Galizia) lo aveva già. Dunque, basta. Basta così.
LINGUA ITALIANA
22 febbraio 08 - Si direbbe che molti ignorino il peso di siti come questo, che vengono letti in una parte molto ampia del pianeta. Chi si avvantaggia è anche la lingua italiana, alla quale io sto rendendo da circa sette anni e mezzo un grande servizio. Fino a 100 anni fa veniva parlata da non più di un terzo della popolazione residente nel paese. Oggi la parlano tutti. Allora che differenze trova, ancora, nel tessuto sociale? Cosa comportano queste differenze? Oggi si notano soltanto differenze di localizzazione, di cui ho parlato. L'ascoltatore nota che l'altro parla una lingua nazionale di Sicilia oppure una che si parla a Trieste. Quando tutti la parlano, in tutte le nazioni emerge soltanto la sede della sotto-lingua che si parla. E anche queste differenze, con il passare del tempo, si assottiglieranno sempre più fino a confluire in due uniche parlate. Una del Nord (Nordital), uno del Centro-Sud (Centromer). Così anche in altre nazioni? Sì, più o meno. Che fenomeni osservi ultimamente? Ultimamente sento appunto una crescente omologazione. Se tu circoli in Liguria, senti certo l'italiano ligure però anche questo è in via di unificazione. Così, l'italiano pugliese. E' un processo che unificherà intere regioni nel giro di 50 anni, per arrivare probabilmente a quelle due uniche nazionali nel giro di 100. Come nel caso dell'inglese, c'è chi sta sopra gli altri se ne parla al tempo stesso varie? Sì, è lo stesso. Ma in italiano, i più dotati sono tutti nel Centro d'Italia (Roma, Toscana). Essi riescono a riprodurre molte lingue. Cosa che riesce più difficile a chi parla dalla nascita l'italiano del Nord. Che peso comporta per un cittadino sempre vissuto a Roma parlare italiano puro? Sarebbe solo uno sforzo di attenzione. Ma siccome non glielo chiede qualcuno, e durante il giorno comunica con gente che parla come lui, non cambia. Che peso comporta per un cittadino sempre vissuto a Cagliari parlare italiano puro? Sarebbe un risultato ottenuto solo mediante studio. E quando si pone a parlare con gli altri, se ha pudore avrà problemini. Internet ha giovato alla correttezza nell'uso della lingua italiana? No, ha giovato nel senso dell'abbondanza. Si sono aggiunti molti nuovi termini e si sono comprese più cose. Parlando a Milano come a Roma che te dicono 'n giro? I Milanesi pensano solo che non hai cambiato accento, nonostante il luogo. Parlando a Roma come si può fare fuori Treviso cosa suzzéde? Pensano immediatamente che sei straniero, e si divertono a sentirti. Parlando a Cagliari come si parla a Latina, che te senti di'? Questo è del continente. E' romanaccio. Se tu dici ometto a Cagliari, che pensano? Pensano a un uomo piccolo piccolo. Poi ti correggono e ti dicono: "Ah, l'attaccappanni!". Ci sono episodi curiosi? Te ne capitano? Capitano spesso proprio nell'isola. Cinque anni fa, andai in una banca e mi misi a parlare con un giovane funzionario su un investimento. A un certo punto dissi: "Dieci anni fa ebbi tra le mani un certo affare". Quello mi fermò e mi domandò di ripetere. Il passato remoto del verbo 'avere' lo aveva colpito molto. Alla mia ripetizione, annuì e disse: "Ho capito. Va bene, prosegua". Per far dire un 'ebbi' a un 25enne isolano, bisognerebbe pagarlo. A Roma? A Roma pure. Nel 1987, una mattina uno disse che non ero della città quando sentì da me pronunciare le due parole 'bacchetta magica'. Io, incuriosito, gli domandai: "Va be', e secondo lei da dove vengo?". Quello restò pensieroso, poi mi domandò di ripetere. Io alla seconda la feci leggermente emiliana, con una 'g' al confine della 'z'. Lui mi disse: "Bologna!". Io dissi: "Ha sbagliato. Sono di Cagliari". Come potè capitare? Perché in quell'epoca parlavo con un leggero accento settentrionale. E così mi venne facile capitare, in un episodio simile. A Roma dicevano che sembravo 'evocativo'. In realtà, allora avevo una intonazione che ricordava la parlata di Pasolini. Quando hai smesso di avere quel leggero innalzarsi? A volte, lo ripeto anche adesso se mi trovo in un certo contesto. In mancanza di esigenze specifiche, parlo 'senza luogo' come nelle registrazioni audio del sito. In un discorso lungo queste cose non si notano nemmeno, perché se la lingua non ha luogo l'orecchio di chi ascolta capta soltanto l'elevarsi e l'abbassarsi del tono. Dovendo farlo, ti riesce meglio parlare come a Roma o come a Milano? La distanza con i cittadini di Roma si accorcerebbe solo se convivessi con una donna di Roma. A fare una delle parlate di Milano, non ci metterei nulla. La Liguria? Mi usciva qualcuna delle loro (terribili) escursioni, dal 1989 al 1993. Essendo in un ambiente di lavoro, mi divertivo (ma non sempre) a integrarmi e qualcosa mi usciva. Quando credi di aver messo insieme i suoni alla maniera dell'isola, per l'ultima volta? In maniera sfacciata credo di non averlo mai fatto. Se stiamo alla precisione, direi nel 1984. Ma questo andamento della tua lingua cosa suggerisce? Suggerisce che io ho una grande duttilità. Per esigenze, assumo o riproduco quella che istinto mi comanda. Perfino quella della Sicilia? Rifarei perfino quella. Anzi, devo dire la verità: la Sicilia è una delle pochissime regioni in cui vorrei vivere in futuro nella malaugurata ipotesi che dovessi restare in Italia. Perché? Credo che l'isola sia destinata ad essere una delle regioni del nostro futuro. Tra 60 anni, io vedo Palermo come culla di civiltà. Oggi con chi hai parlato, a parte i Liguri? Oggi ho parlato con una donna cinese. Nel suo povero italiano, mi ha detto questo. No, no bello Taiwan andare via. Taiwan 5000 anni sempre Cina. Loro Cina. E poi... Cina ha dato cose... loro. Parlare stessa lingua. No, no dire questo. Taiwan no bello andare via. Tu che le hai detto? Le ho domandato perché. Lei ha continuato. Io studiato libri storia. Quando guerra... tutto il mondo... loro Giappone, poi altro... contro Mao non voleva Mao... e allora guerra. Taiwan, sì guerra. E no, 5000 anni sempre Cina. No, no... Ora no... Taiwan no bello andare via. Se andare via Taiwan, guerra.
IL CONTENUTO: L'OPERA OMNIA
21 febbraio 08 - Ho scritto talmente che ormai i motori di ricerca interni trovano (che mi sono espresso su) qualsiasi argomento. E così su qualsiasi cosa, un lettore fedele sa ormai come la penso. Raggiunto questo punto, si dovrebbe dire 'Ciò che ha veramente inteso dire Monetti'. Ubaldini editore, che aveva anche Astrolabio, pubblicava una quarantina di anni fa proprio una collana del genere, in cui un ricercatore con pazienza e applicazione si poneva a fare la sintesi del pensiero di un autore. Tanti anni sono passati da allora. Oggi sempre meno persone si dedicano a una retrospettiva. Trovano tutto pronto. E io stesso non mi allineo al piacere di coloro che elogiano l'apporto dato dai vari repertori in rete. L'idea di un autore che i giornalisti si trovano improvvisamente a presentare, sulla scorta di quello che hanno letto loro stessi, mi interessa di più. Scusa, mi hai letto no? Allora di' in una lingua tua, e con pensieri tuoi, quello che hai ricavato da me. Nel paragone, quello che stupisce di più è che nell'ottobre 2007 tra tutti coloro che scrissero un commento solo il 5% aveva davvero letto uno o più libri della Lessing. Mi sembra un lato farsesco, se non fantascientifico, della stampa.
Cosa dovrebbero curare per non tradire il tuo messaggio? Non attribuirmi cose che non ho detto. Le pagine le hanno. In caso di dubbi, le consultino. Tanto più che ho scritto decine di riepiloghi, strada facendo. Ogni tanto dicevo: "Per coloro che fossero arrivati all'ultimo momento, facciamo il riassunto di quello che è accaduto qui". E ripetevo. Pagine che servivano a fare il punto, rispetto a coloro che pensavano di essere un po' disorientati. Io spiegavo, sempre. Mentre alcuni affermano oppure scrivono, io mi fermavo sugli argomenti e motivavo sempre il mio pensiero. Perché è così? Perché ho affermato questo? Non troverete forse alcun altro autore che abbia proceduto a ritmo di 'frequently asked question' per qualsiasi argomento. Chi altri aveva spiegato perfino il fatto di scrivere una pagina o di essere qui?
E ALLA RESA DELLE NAZIONI. UNITE?
18 febbraio 08 - Cosa manca, nel senso umanitario, alla suprema organizzazione? Due cose. Rapidità d'intervento, e capacità di operare ponendosi al di sopra degli Stati. Il maggiore fallimento della sua storia (Africa) dipende proprio dal fatto che mancò un'azione politica lungimirante e preventiva capace di gestire i conflitti. In Ruanda come in Angola, in Somalia come in Sierra Leone, non si riuscì a conseguire risultati con forze di pace spedite in notevole ritardo quando il campo registrava già migliaia di vittime innocenti. In presenza di questa situazione di costante insuccesso, assegnare premi così frequenti è certamente sintomo di una profonda debolezza. Perché i noti Caschi Blu sono divenuti con gli anni quasi innocui? Perché intervengono, con ritardo, su zone devastate esse stesse dalla mancanza di un supremo regolatore di pace e in preda soltanto a conflitti etnici. In queste condizioni, spedire ulteriori forze armate in paesi già sotto l'incubo delle armi non produce risultati che vadano oltre la rassicurazione postuma che in genere conduce a trattati finali incuranti delle stragi compiute impunemente in precedenza. Lo stesso ruolo suppletivo recentemente assunto dalla Nato, quando il diritto di veto paralizzi il Consiglio di Sicurezza, esprime in modo eloquente la disorganizzazione mondiale. Che un organismo nato 60 anni fa come difesa militare dell'Occidente rispetto a possibili invasioni sovietiche conservi un potere decisionale così alto dopo la fine della spartizione in due blocchi e la sostanziale occidentalizzazione dell'Urss appare come la spia di un ordine che non si è ristabilito sotto alcuni principi (da imporre soprattutto ai governi). Conseguenza: nella maggior parte dei casi non si sa che fare, perché mancano contatti adeguati con un regolatore interno. Stati che producono e vendono armi pensano a questo prima ancora che alla pace. Così tutto resta affidato a iniziative parziali, in cui tutti dipendono da potenze di nome come Stati Uniti, Nato, Comunità Europea. In pratica, riunioni tardive di uomini politici a tavoli in cui sorrisi innocui non faranno che prendere atto di situazioni già incancrenitesi nel tempo. Come dire: la politica non è mai riuscita a guidare le cose, e quando è intervenuta lo ha sempre fatto a stragi avvenute. Se a tutto questo aggiungiamo il frequente taglio dei fondi da parte degli Stati, otteniamo un quadro poco gratificante per tutti. Concepire le Nazioni Unite come luogo di replica di interessi nazionali è come creare una dépendance alla stessa corruzione che circola in ciascuna nazione.
Se gli Stati non avessero propri ambasciatori, alle Nazioni Unite vedremmo persone fisiche dotate di altri requisiti. E tutto cambierebbe. Ma siccome i fondi e le nomine provengono sempre dagli Stati stessi, non facciamo che constatare i medesimi problemi esistenti già a livello nazionale. Anche in quella sede manca un'autorità suprema, che spieghi e illumini su ogni questione presentando un'unica soluzione. E così, questo eterno equivoco della democrazia impone di votare. Esprimendo ciascuno il suo voto, non si fa che confermare le divisioni che già esistono. Alla fin fine, quella stessa organizzazione così come è strutturata non serve agli scopi per i quali fu istituita. Un esempio tipico fu la resa agli Usa nella decisione susseguente all'occupazione dell'Iraq. Un caso infinito, poi, sono le violazioni dei diritti umani. Se il tempo non fosse passato invano, oggi non osserveremmo più violazioni e nemmeno Amnesty International sarebbe stata necessaria a un certo punto. Alla base, continua a mancare una serie di principi che mettano d'accordo tutti i governi in merito al diritto alla vita e al valore di questa nei casi in cui la morte diventa conseguenza di un atto politico. Nonostante tante Dichiarazioni e Convenzioni, gli Stati fanno ancora quello che vogliono. L'organizzazione chiamata Nazioni Unite o altrimenti Onu è una spina ancora aperta sul fianco dei governi, che non hanno mai compreso le carenze di un organismo che anziché operare in funzione sovraordinata si limita a replicare gli interessi di ciascuno nel metterli ai voti. Non di questo c'era e ci sarebbe bisogno.
FINO ALLA SCOPERTA DI UN DISASTRO
17 febbraio 08 - Insomma, abbiamo scoperto che anche la parola 'disastro' non è proprio felicissima, nella sua base. Infatti. Che di una cosa errata con bruttissime conseguenze si debba dire 'cattiva stella' non sembra più adeguato, a questo punto. Ma poi, esisterà davvero una cattiva stella? Direi proprio di no. Se io ho sotto mano la Memocard di un disabile devo prendere atto di una nascita poco augurabile, ma le stelle non erano né brutte né belle.
17 febbraio 08 - Ma allora c'è una strana ambivalenza, perché se un disastro causa la necessità di ricostruire non è proprio malaugurato. Infatti. Quando io parlai di un collasso della società, me lo auguravo. Avrei voluto darlo, proprio per ricostruire. Pensate anche a tutte le volte in cui ho levato la home page del sito e con pazienza ne ho costruito un'altra. Le cose sbagliate sono tante, perché l'imperfezione e l'errore abitano la nostra società in grande prevalenza. Dopo aver parlato di possibili parole nuove da noi coniate e aver scritto un paio di pagine sulla spiegazione di quanto semplice sia il formarsi ho visto proliferare anche in rete la creazione di nuovi suoni che vengono spacciati per 'neologismi'. Rimasi molto stupito, e mi resi conto che chi li metteva in giro non aveva capito il concetto. Ne è derivato davvero un disastro, che ha travolto anche il nostro De Mauro facendogli perdere la ragione. Questo signore si è messo a digitare parole nuove su Google e crede che ogni parola ignota che trova sia interessante da trattare. Qual è l'equivoco che sta alla base? Non c'è una libertà. E' qui che sono rimasto sorpreso. La facilità con cui accreditano discorsi a qualunque fonema di recente diffusione mi fa pensare. Il nostro docente parla di termini d'uso incipiente. E' possibile? Ma Migliorini non intendeva certo questo. Parole d'uso incipiente non sono 'formazione di nuovi suoni' che ancora nessuno ha conosciuto. 'Incipiente' dovrebbe essere ciò che è nella primissima fase di sviluppo. Ma deve trattarsi, beninteso, di una cosa che poi davvero si sviluppa. Altrimenti, di che stiamo a parlare? 'Vestema' non l'ha mai usato alcuno di noi. Lo stesso Barthes si rivolterebbe sulla tomba, per domandare se basti il suo nome per contrabbandarla. 'Domesticazione' non è stato mai usato da alcuno. 'Crononimo' lo stesso. Quanti nuovi suoni sono stati introdotti negli ultimi dieci anni? Difficile calcolare. In inglese, siamo intorno ai 40 o 50.000. Ma qualcuno dice anche di più. Una cifra spaventosa, che evidenzia un pericoloso stato di confusione collettiva. Di tutti, se ne afferma solo il 2%. Pensate, su 100 fonemi creati in libertà solo 2 hanno un uso almeno minimo da qualche parte. Il resto giace come babelica scarica di rifiuti che ormai non si sa più dove stoccare. Cosa ne fanno? Già ne avevamo tante. Queste immissioni hanno solo aumentato il caos e fatto perdere tempo a volonterosi come i solerti curatori della Zanichelli. L'intento dovrebbe essere quello di risparmiare? Se una parola non serve, non c'è motivo per averla. 'Omogenitorialità'. Perché? Forse che gli omosessuali possono essere genitori? E se fossero soltanto persone che adottano, come sembra che possa al massimo succedere, per il giovane adottato non saranno al massimo 'genitori' come tutti gli altri? Omogenitori. Assurdo? Sì, è una composizione immotivata e senza base. Vorrebbe al massimo dire 'stessi genitori', 'genitori omologhi' o qualcosa del genere. Ecco quello che io definisco un disastro. Erano così belli i tempi della creazione spontanea. Tu vedevi un piccolo cappuccio pronto sulle dita e ti informavi. Come lo chiamiamo? Ditale. Ci aveva già pensato qualcuno. E fin qui, andava bene. Ma se avessero inventato un verditale per un ditale verde o un manciditale per persone soltanto mancine sarebbero impazziti. Non erano così gli uomini, 80 anni fa. C'era serietà, rigore. Oggi vige un principio che è proprio la mancanza di principi. Loro scambiano questo per 'libertà' e così il caos avanza.
17 febbraio 08 - Durante la pubblicazione di queste pagine hai spesso parlato di 'disastro'.. La parola nacque da un concetto, quello di 'cattiva stella'. Significa che in origine fu una impressionante combinazione cosmica a suggerire che si utilizzasse questo suono. Qualcuno giudicò che avvenisse qualcosa di molto... Molto...? Ecco, non mi viene la parola che dovrebbe indicare questo concetto come sinonimo. Quindi io penso che a questo punto si debba dimenticare la 'cattiva stella' iniziale (poiché gli uomini presero la parola per un altro concetto) e spiegare quest'altro concetto. Quando è che usano la parola 'disastro'? In due casi. 1) Quando a un certo momento, un soggetto umano o un oggetto sembra attraversare un periodo in cui nulla riesce, nulla va bene. 2) Quando per un singolo caso si osserva un avvenimento che conduce a conseguenze molto brutte e dannose (in questo senso ho definito l'equivoco iniziale su Dio). Ogni tanto occorre fare di questi chiarimenti, perché altrimenti restano sottintesi. Cosa è disastroso? L'andamento di un campionato per una squadra che è ultima in classifica, l'esito di una convivenza che non può proseguire perché si litiga tutti i giorni, in generale il risultato di chi sbaglia di continuo. Questa parola, noto, è andata dappertutto restando intatta. Segno che è stata gradita, in tutte le lingue, per esprimere quel concetto. C'è però una curiosità. Viene definito così anche qualcosa che semplicemente non va in porto. Vuol dire che la parola, come già osservato per altre, riempie un dominio molto vasto e viene presa ormai con molta facilità. A te chi la disse? Io ricordo solo una volta. Quella mancata relazione del 1981 con E. Lei mi disse proprio così, osservando che non c'era niente da fare. Mi disse: "Un disastro". Quella che non aveva saputo fornire un antipasto adeguato ai sensi? Sì. In realtà, se le donne sono molto marcate dalla Bilancia non accendono grandi appetiti fisici. Ma tu qui l'hai detto non meno di 500 o 600 volte. Perché notavo una serie di errori, concentrati in una persona o in un'entità o in un equivoco. Sì, forse ho ecceduto. Ora cerco sul mio motore Copernic. E vi dico. Quanti passaggi segnala per 'disastro'? Accidenti. Questa parola è stata presente sui miei siti 3.180 volte. Tremila volte? Sì. Depurando da ripetizioni della stessa pagina, sarebbero qualcosa come 2.200 o 2.300. Non è una cosa da poco. Dove l'hai trovata? Tutte le volte in cui ripetevo cose del tipo Come accaduto nel disastro di Dio da me raccontato. Tutte le volte in cui ipotizzavo un altro disastro, riferendomi a quello. Tutte le volte in cui, specie su Grammatiche, mettevo in rilievo errori grossolani. Cosa suscita la constatazione di un disastro? La necessità di dirlo, se può servire, facendo presente quali sono le cause che lo hanno prodotto. Ma in me ha determinato anche l'idea che sia tutto da rifare. Forse ho ecceduto. Ora cerco sul mio motore Copernic. E vi dico. Solo un po' di pazienza... just be patient. Quanti passaggi segnala per 'tutto da rifare'? Un centinaio. Ma non è poco. Se ho scritto cento volte che è tutto da rifare, temo che sia proprio vero. Il picco è avvenuto da settembre/ottobre 2007 in poi: mi avete fatto veramente arrabbiare. E pensare che io non mi arrabbio mai. Ma lo pensi ancora? Sì, è da cambiare l'uomo soprattutto. Se cambiamo la mentalità, poi cambia anche la vita sociale. Questo concetto l'ho espresso forse anche più di cento volte. Non faccio altro che osservare cose che non vanno bene, e non me le invento certamente. Tutto quanto non si può rifare. Questo succederebbe soltanto in caso di catastrofe planetaria o di collasso in qualche organismo politico. Io dico che si può.
IL PERCORSO DELLA VITA
17 febbraio 08 - La vita, qui, è proprio ciò che scrivi. Un anno fa, il 17 febbraio 2007, cosa accadeva? Il computer mi dice che scrivevo la pagina ironica in francese sui contenuti del settimanale Gala (premier francese e moglie in copertina). Quel giorno inoltre modificavo la pagina 'dailystar', scritta due giorni prima, e 'simbolismo', scritta il giorno prima.
16 febbraio 08 - Oggi era migliore?. Sì, decisamente. P.Z., sul Venerdì di Repubblica, in un articolo poco provvisto di senso afferma che i centri commerciali hanno scippato ruolo e funzioni alle piazze. E' vero? Non vedo un collegamento diretto tra le due cose, anche se è vero che nelle piazze 50 anni fa giravano molte più persone. Lo svuotamento delle piazze non è dovuto ai centri commerciali, quanto alla frammentazione della vita stessa che ha lentamente archiviato il concetto di 'centro di aggregazione'. Ancora dieci anni fa, io facevo chiacchiere in Plaza de Mayo, a Buenos Aires. Oggi si sta svuotando anche quella. Dove non c'è shopping, i luoghi attirano sempre meno. E l'era contemporanea è come un inno alle grandi tangenziali, alle grandi arterie di scorrimento dove passano solo auto. I centri si riempiono di gente perché sono luoghi in cui fai tutto e se hai contatti puoi anche parlare. A te non dispiacciono? Non mi dispiacciono. Io vado spesso, nei centri commerciali. Sento proprio la mia annata. C'è vita, c'è scambio, c'è chiacchiera e qualcuno che mi interessa lo trovo pure. Certo, non sono musei né cattedrali. C'è pulsare di corpi umani e circolazione di denaro. Quaranta minuti a questo si possono anche dedicare, in una serata. Cosa senti? Sento di partecipare alla vita di tutti. Ed è una delle pochissime cose a cui non rinuncio, nemmeno quando ho inerzia per tutto il resto. Marc Augé, riferisce lo stesso settimanale, è diventato un teorizzatore di non luoghi, spazi di transito. Io non vedo quei centri come un non-luogo o come uno spazio di transito. Lo stesso concetto del carrello, o della colazione al bar e del pasto al self-service del centro, non mi dispiacciono. In queste cose esiste una profonda correlazione con il nostro stesso corpo, che in alcune occasioni pronuncia discorsi in cui si serve all'interlocutore di tutto un po' e si riesce a descrivere in pochi attimi l'insieme delle cose. Egli esprime questo pensiero. Chi vuole sapere dove si trova dovrebbe chiedersi se riesce a entrare in contatto con qualche essere umano. Se ci riesce, è un luogo vero Questo è un discorso molto bello. Ma non smentisce quello che ho detto. Siccome in quei luoghi io entro in contatto con esseri umani, considero i centri commerciali un luogo vero. Qual è un luogo non vero? La sala di attesa di una stazione. In alcune città, anche la metropolitana. In questi due spazi gli uomini non possiedono ancora un livello minimo di socialità. L'edicola? L'edicola è come un sacrario, per me. L'occhio che scorre decine di pubblicazioni coglie in pochi attimi quello che serve. C'è però un paradosso. Se l'edicola si trova all'interno di un centro commerciale, allora le due funzioni combinate non attirano. Sembra strano, ma è così. In quei centri, ti può piacere di tutto. Dal gelato alle scarpe (spesso a prezzo stracciato), dall'hamburger alla borsa in pelle, dal lettore DVD ai viaggi in Oriente. Ma se c'è in mezzo anche un'edicola, questa preferisci fartela altrove (e non lì). E' come se ti domandassero di leggere una rivista sul cinema mentre sei al cinema. Dentro la sala, o guardi il film o parli con il vicino. E quelle in grandi empori tipo i centri Mondadori e quelli di informatica? Lì è diverso. Forse perché sono bravi a sistemare i giornali, o perché ci trovi stampa estera. E le cose tipo il GUM di Mosca hanno una funzione analoga? E' diverso. In quei luoghi dovresti avere come un pochino di refrigerio, perché finalmente sei a contatto con un'abbondanza che non trovi altrove in città. Eppure sono tristi, forse anche più di tutto il resto. Per uno come me che ama proprio la penuria, le cose belle sono proprio le vie di città russe in cui trovi negozi semi-vuoti. A quel punto, la merce - scarseggiando - ti fa tornare desideri, e rivaluti tante cose. Quello che proprio rifiuto sono le cose tipo Harrods e Selfridges di Londra. Ecco, la versione elegante della Standa non mi interessa. Il luogo comune che tutte queste cose hanno ucciso la bottega di quartiere è vero o è solo un luogo comune? La bottega di quartiere fa il denaro che deve fare un negozio che convive con tutti gli altri (e tra questi il centro commerciale). Io frequento anche questa, quando non posso spostarmi. Ma la bottega diventerà sempre più 'démodé', con il tempo. L'oreficeria è insostituibile, la salumeria no. E già oggi capita che se vai a comprare del pane o del prosciutto c'è qualcuno che si stupisce (compreso il tuo stesso cervello, che ti domanda: "Ma non è un luogo di altri tempi questo?"). I visi di chi ti vende la merce in salumeria cominciano ad appartenere a un'altra epoca. Guance rubiconde, donne con la crocchia, uomini anziani e lenti di comprendonio, ecc. Certo, se tu sei sentimentale ti capita anche di pensare che al mondo hanno diritto di vivere anche quelli. E a volte sono più simpatici di chi ha scritto 'Come è profondo il mare' e racconta romanzetti per stupire il pubblico in sala. In un centro commerciale, qual è la cosa che può confortare? Che ti diano del tu, dopo aver fatto amicizia con te.
15 febbraio 08 - Oggi è stata una giornata molto difficile, interlocutoria, per certi versi nervosa e infine anche sterile. Gli uomini, in generale, non si sono ritrovati. Questo si sente e si nota da un insieme di elementi del nostro sistema nervoso, che preso da un malessere si trova disorientato e reagisce con atteggiamenti basati sulla negazione, sul vuoto, sulla non affermazione di valori positivi della persona. A te cosa lo dice? Me lo dice tutto. Io stesso mi trovo a che fare con persone che non mi comunicano qualcosa (perché loro stessi sentono un'aria negativa), non partono gesti, non si è spontanei e positivi. In una giornata di questo genere, pensate, io conto fino a 40 dettagli di vita vissuta che mi comunicano il trend negativo. Si va da una persona che ti dice no a un impiegato rude, da una persona che reclama la sua precedenza in una fila a un negoziante che si irrita con te, da un giornalaio che protesta a un meccanico che non ti ripara l'auto. Tutto me lo dice, e il mio cervello uno dopo l'altro decodifica. Tu riesci a far finta che non sia così? Non posso far finta, perché io stesso non stando bene non sono al massimo e così presento solo una piccola parte di quello che potrei essere. So che poi muta, naturalmente. E dunque non costruisco labirinti negativi dentro me stesso. Quale è stata ultimamente la giornata più difficile in questo senso? Il 31 gennaio. Dal primo pomeriggio in poi si visse come in una cappa. E chi ne risente di più? Quelli che sono nati già dentro una loro cappa. A loro, in quelle giornate, appaiono anche immagini contro la propria persona e accusano mali generalizzati dentro il corpo. Di' una giornata positiva. Il 13 febbraio fu moderatamente costruttivo, mite. In genere, questo è uno dei mesi più impegnativi dell'anno. Quando è il turno dell'Acquario, le cose diventano difficili nel senso che occorre intelligenza e adattamento. Due qualità che pochi hanno. Allora è come un navigare a vista? Più o meno.
CIO' CHE MERITA DI DIRE
12 febbraio 08 - Se un uomo ha un malore mentre parla a un microfono davanti a un uditorio? Questa è una situazione particolare che esige riflessione. Non è, ovviamente, solo un calo di pressione o un abito pesante indosso. Avere un mancamento improvviso, cedendo, è una spia di una grave debolezza rispetto a potenze del momento. Il 1984, sempre con Giove in Capricorno, fu esiziale per Berlinguer. A lui successe proprio così. Era davanti a un microfono, per un comizio. Improvvisamente, cedette e lo sorressero. Alla vista, da lontano appariva come se tenessero in piedi un manichino di un teatro. L'uomo non c'era più. E cosa vuol dire? L'epoca attuale non ti accetta. Un corpo che nun se regge (come direbbero a Roma) è un insieme di cellule che non stanno bene, che non trovano consensi nell'etere. Altrimenti, non avete nemmeno idea di ciò che dovrebbe fare ed essere il vero presidente in quella sede. Altro che moniti al parlamento! Cioè un presidente vero cosa avrebbe fatto? Una bella lezione per spiegare cosa porta(va) in genere Giove in quel segno, stavolta per di più con un alleato come Saturno in posizione ad esso alleata. E nel tradizionale? Una spiegazione di come si presenti il futuro dell'Europa. Istituzioni, prospettive, organi politici, riforme da fare, nazioni coinvolte, diritto comunitario ecc.ecc.
11 febbraio 08 - Quando viene rotta una pace, anche interiore? Quando arriva una notizia che perturba, un pensiero che agita, una persona o un atto che movimenta l'ambiente. A quel punto, arriva una reazione dall'interno. Supponiamo che il presidente della Repubblica vada in un ateneo per fare un discorso e richiami il Parlamento a una ratifica. Troppo facile. Occasione inutile (e dunque l'osservazione mi attraversa): quell'organo sa cosa deve fare. In un ateneo si va per fare un discorso su materie culturali e magari di stretta attualità. Prospettive per le cellule staminali, Giove in Capricorno, l'Iran e l'arricchimento dell'uranio, senso del ricambio politico negli Stati Uniti, economia internaziunale, politiche del nucleare nel mondo, dipendenza energetica, legislazione del matrimonio 'ridotto' ecc.ecc.
Da un po' di tempo usano l'espressione 'lectio magistralis'. E lezione magistrale sarebbe fare un monito al Parlamento affinché ratifichi il trattato di Lisbona?
ESSERE IN PACE
10 febbraio 08 - Cosa si intende per 'pace dei sensi'? Uno stato di completo relax del corpo, che si ha dopo l'orgasmo oppure in un tipo di esistenza lontana dal corpo e dedita alla contemplazione. Perché è chiamata così? Perché le nostre membra risultano prive di tensione, e non accennano ad alcun tipo di reazione violenta (nemmeno se provocate). Tu la provi, a volte? In una vita sana, non si può avere per un tempo continuato molta pace dei sensi. Essa sopravviene, per alcuni attimi, quando la tua relazione con la realtà esterna e con il cosmo si riempie di stupore o di beatitudine. Così capita a me. Cosa vuol dire? Lo stupore deriva da uno stato di incuriosita inconsapevolezza rispetto a uno stimolo esterno. Una persona mi dice una cosa per me difficile da credere, e io resto stupito per qualche attimo. Questa condizione comporta una passività dei nervi e un affidarsi del momento a una forza esterna al tuo corpo. La beatitudine è un concetto più interiore, e deriva dal sentire nel tuo corpo una enorme forza spirituale che ti fa sentire partecipe della vita cosmica. E quest'ultimo quando lo hai? Lo sento abbastanza di frequente, nel senso che alcune mattine mi sveglio in quella condizione oppure ci vado a letto la sera tardi dopo aver a lungo camminato ai bordi dell'acqua marina. Che cosa dà? Dà un senso al vivere, che altrimenti sarebbe costituito solo di parole e di scambi. Ciò che non è materia attraversa il nostro corpo e l'esterno proprio come un alone che vivifica. Negli istanti in cui lo senti, capisci di vivere anche una tua esperienza particolare. Le persone hanno pudore, anche qui. Perché? Per lo stesso motivo del sesso. Chi non ha avuto una formazione da piccolo, in età adulta non ha né le parole né l'atteggiamento per esprimere questi concetti. Crede magari di parlare soltanto di relax, mentre sono implicate componenti più importanti. In campo politico, si usa parlare di 'pace' quando non vi è conflitto. Sì, ma non essendovi conflitti militari in pratica avremmo soltanto pace? E' questo l'interrogativo che in senso esteso riguarda tutta la vita sul pianeta. Nell'antichità, la pace era l'eccezione. E così accordi di pace sarebbero stati un fatto eccezionale e raro. Oggi, abbiamo conflitti religiosi e tribali nel Terzo Mondo più operazioni militari decise per apparenti scopi di restaurazione dell'ordine e della democrazia. Essere in pace non deriva da queste cose, che noi leggiamo solo sulla stampa. In uno stato di beatitudine può anche essere un giovane militare che opera in Afghanistan, in mezzo alle armi.
IL CORPO MASCHILE
9 febbraio 08 - Affrontiamo, in ultimo, il problema dell'orgasmo. Cos'è? Cosa si indica con questa parola? 'Orgasmo' è uno stato di grande eccitazione fisica che il maschio prova al momento in cui il suo liquido seminale fuoriesce dal pene. E' un momento breve, ed essendo la conclusione di quella fase che lo determina dà anche il segnale dell'avvenuta realizzazione. Potremmo dire che l'orgasmo deriva proprio da un non poterne più. Giunti a quel momento, qualcosa prorompe necessariamente e non potrebbe più rimanere dentro. I due cervelli, posti uno davanti all'altro, provano per proprio conto un senso di piacere diverso. Cosa occorrerebbe per averlo allo stesso istante? Anzitutto, partecipare di una unione cosmica. In questo caso, i movimenti fanno parte di un ingranaggio i cui elementi si compenetrano in modo meraviglioso. Altrimenti, raggiungere un affiatamento di pensieri e un coordinamento tali da andare in congiunzione anche nel ritmo e nel crescendo dei corpi. Alcune coppie vi riescono. Altrimenti, il caso più frequente è quello in cui la donna accetti di accogliere l'orgasmo maschile senza aver lei raggiunto quello suo vero. E' chiaro che la donna, nel sentire la fuoruscita del liquido, prova comunque un suo piacere, anche se indiretto. In tanti casi (forse il 60-65%) se il maschio fosse più sensibile protrarrebbe un tantino la penetrazione, riuscendo così a dare una maggiore soddisfazione anche alla propria compagna. In una Memocard si legge anche il proprio orgasmo? Certo. E' proprio una delle prime cose. Ma ci vuole un astrologo abile ed esperto, e come dissi si contano in una nazione nelle dita di poche mani. E cosa vedi? Vedo che il punto più alto viene o verrebbe raggiunto in un certo modo. Se contribuiscono pensieri, siamo davanti a figure di intellettuali. Se invece dipende solo dalla sensibilità e dagli affetti del momento, abbiamo persone venusiane particolarmente sensibili a profumi, atmosfere, parole, carezze ecc.ecc.
9 febbraio 08 - Nella seconda metà del secolo scorso, non si è affermato un fenomeno corrispondente a quello dei nudi femminili sui rotocalchi. Mensili pornografici per donne, con corpi maschili, non si conoscono. Cosa c'è alla base? Nonostante alle donne possa piacere un corpo maschile nudo, c'è una diversa considerazione di quest'ultimo derivante sia dalla diversa anatomia (che mostra anche una cosa in più, che quasi tutti vedono come intima) sia dalla diversa ottica femminile. La donna considera con libertà il corpo maschile solo nei film porno o nelle relazioni da prostituta, cioè quando per contratto o per denaro si avvicina fisicamente e intrattiene relazioni basate sul gioco o sul solo piacere. In caso contrario, una donna sana farebbe cose intime solo con un uomo di lei intimo da lungo tempo (compagno, o marito). Di conseguenza, mancava una cultura che permettesse la fruizione periodica di immagini di corpi maschili come avviene in senso opposto. Mancava per di più una concezione artistica del corpo maschile, fuori dalle statue o dalle eventuali riproduzioni visive dei dipinti. E' rara, del resto, la donna che si ecciti in modo autonomo guardando un nudo maschile. A cosa arrivano, al massimo? In genere, possono fare un'esclamazione (Che figo!) ma è qualcosa di molto razionale che non attraversa il corpo del desiderio come avviene al maschio per un nudo femminile. Però i ricercatori dicono che in alcuni casi esiste un'invidia del pene. Ma sono casi in cui la donna sente lacune sue nella parte femminile, e segretamente vorrebbe provare quello che ha in dotazione il maschio. Infine, ci sono i ben noti casi in cui le donne cercano di diventare uomini mediante un'operazione chirurgica. Nella realtà dell'oggetto, esistono motivi culturali che non hanno permesso un'affermazione visuale dei nudi maschili? Esistono, certo. Un nudo maschile, proprio per le caratteristiche della zona puberale, viene considerato meno attraente di un nudo femminile. E in più, veniamo dalla lunga tradizione che ho detto. Essendo stato considerato un regno proibito, una volta data la liberalizzazione il corpo femminile ha avuto un grande successo presso tutta l'altra metà. E vederlo, finalmente, è stata una cosa molto gradita. Quando tu pensi che potresti essere donna, che idea ti viene? L'unica che mi interessa è immaginare il tipo di piacere che possono provare le donne, nelle relazioni sessuali. E più o meno lo immagino. Ti sarebbe piaciuto? Con la mia Memocard no. Nonostante io possieda una Luna in Toro, molto dolce e femminile, la Venere in Ariete e il Marte in Gemelli sono più indicati per un maschio. Perché in alcune l'orgasmo non viene raggiunto con la penetrazione? Il maschio ha qualcosa a che vedere? Dipende dai casi. Quando la donna raggiunge il culmine con un altro tipo di stimolazione esterna, significa che in lei esiste una notevole parte maschile. In questo caso il clitoride, che è un piccolo organo erettile con tessuto simile a quello del pene, svolge in parte alcune funzioni. L'altra parte, però, dipende proprio da ciò che il maschio non riesce a darle per suo conto. E il corpo maschile conta? Al momento in cui si svolge il rapporto, no. Il corpo non viene 'visto' in genere dalla donna, se non per quello che rappresenta per lei il partner. Difatti, l'orgasmo femminile è molto interiore e molte usano proprio chiudere gli occhi nel momento più alto. Se li aprissero? Non proverebbero la stessa cosa. Il corpo maschile deve arrivare, in quel contesto, con una opportuna preparazione che tu hai chiamato 'antipasto'. Perché? In genere, la relazione non si consuma quando è proprio il corpo maschile a rifiutarla in quel momento. In teoria, noi possiamo sempre convincerlo soprattutto mediante stimolazione manuale. Ma quando il corpo maschile si nega, è meglio lasciar perdere perché sarebbe ancora più triste dei momenti in cui si nega quello femminile. Però è difficile che un maschio dica no, davanti a una bella donna. Perché? Perché considera molto bella l'occasione, e così almeno razionalmente scende sul terreno e si appresta a farlo. Eppure, anche lì delle volte non riesce. E noi stessi non sappiamo spiegare il motivo. Ma se il corpo maschile ha detto 'no' un motivo c'è. Decodificando, come si potrebbe spiegare? Quando il corpo maschile non soddisfa la prestazione, con il dovuto afflusso di sangue, mancano le condizioni per farlo. In questo caso, possiamo pensare a un'automobile che ha 50 spie che danno il nullaosta per partire (cinture allacciate, airbag, freno a mano giù, fari spenti, benzina disponibile, olio a livello ecc.ecc.). Un corpo maschile che non offre il suo organo è come un'automobile che si rifiuta di partire segnalando almeno venti spie su cinquanta che non danno il permesso. E' un paragone molto bello, a significare che anche noi abbiamo un meccanismo che ha bisogno di alcune condizioni di regolarità. Se non ci sono, la macchina (pene) non parte. E quando, viceversa, parte senza che noi lo sollecitiamo? Sono tantissimi i momenti in cui questo succede, specialmente in giovane età. I giovani lo fanno anche da soli. Ma la domanda è interessante quando la cosa succede proprio in presenza della donna. Lo sappiamo, anche lei potrebbe non essere disponibile in quel momento. Pazienza. Però io suggerirei che una coppia sincronizzi in modo migliore le performance: se si vive assieme, occorre avere l'intesa migliore in maniera da sfruttare tutte le possibili affinità biologiche e non sprecare nemmeno uno dei momenti più indicati.
9 febbraio 08 - I tuoi giudizi sulla società attuale sono stati fortemente critici. Essendo una società formata storicamente dall'uomo, è a questa metà che dobbiamo guardare? Sì, è al maschio che si può imputare la maggior parte dei guasti. Il corpo maschile, avvezzo ad assumere una leadership familiare e a comandare il gioco politico, non seppe anticipare la donna stessa nella costruzione di una società paritaria. Se ci avesse pensato in tempo, avrebbe fornito all'altra metà strumenti operativi già pronti. Tu però hai osservato che i problemi non si risolvono con le 'quote rosa'. Esatto. Quello mi pare un modo puerile. Non risolvi problemi alla base riservando posti in più. Anche perché comunque non c'è ancora tutta questa esigenza femminile di partecipazione alla vita politica. Non è con una grande rappresentanza femminile in parlamento che si cambiano le cose. 'Un' rappresentante, per tutti, è come 'una' rappresentante. E' qui che il nostro cervello non si decide a dare una svolta. Il mondo cambia quando la considerazione dell'altro è identica, che sia donna o uomo. 'Identica' significa: non guardo o non penso al tuo sesso, quando il mio corpo si avvicina a te. Purtroppo la lingua stessa indicava un mondo diverso, per i due sessi. Se si deve essere penetrati, non si può ricevere tutti (così come voi a casa vostra ricevete solo amici e familiari). Se si deve penetrare, allora si faceva disinvolta e noncurante letteratura per chi aumentava una propria collezione di imprese. Il puttano, il prostituto mai fu un concetto sociale e nemmeno linguistico. In realtà, dignificandosi la virilità avrebbero avuto bisogno di metterla alla prova e così 'passare attraverso' un certo numero di donne non era vizio, bensì esperienza. Il male veniva visto in una quantità femminile e non in una maschile. In questo c'è senso, perché la Luna che dovrebbe ricevere nel suo periodo di fecondità non dovrebbe ricevere da chiunque. Il problema è che mai, in questi secoli, venne fondata una scienza di questo. Mai fu concepita una dottrina che fondasse un matrimonio cosmico, in cui la Luna viene ad essere fecondata dal suo Sole e il Sole illumina la sua Luna. Le cose rimasero dunque allo stato brado.
Le mani sono una parte del corpo che attira di più nel corpo femminile. Ma anche in quello maschile possono dare una impressione favorevole e avere una bella rispondenza visiva nel senso del gradimento. In questo scorcio, vediamo quelle di Monetti riprese nella giornata del 12 novembre 07.
IL CORPO FEMMINILE
9 febbraio 08 - Facciamo un discorso sul corpo femminile. Che desiderino farsi vedere, lo abbiamo capito. Per il resto, che altro può ricevere il loro corpo? Può ricevere molto dal maschio, nel senso che se ne incontra uno intelligente viene valorizzato. Purtroppo, se non è intelligente pensa solo a quello e non riesce a parlargli. Al corpo femminile si parla. In che modo? Con la voce. Infine, col tatto. Oggi le donne hanno un corpo molto sensibile e attento ai movimenti circostanti. Captano. Se trovano appigli, si esprimono. Se non trovano nulla, si allontanano. Il problema è sempre e soltanto l'inizio. All'inizio, c'è spesso una loro resistenza da vincere. E se non si ingrana il momento, restano rigide. Anche quelle che prendono l'iniziativa? Sì, perché magari pensano di non trovare in te un ricettacolo. In giro, c'è molta diffidenza e sfiducia. E in tutto il mondo viaggia come un grande ostacolo questa idea di non saper avere relazioni con chi non si conosce. Questo inibisce.
7 FEBBRAIO 08 - CAPODANNO, SECONDO I CINESI
7 febbraio 08 - Oggi il Corriere ha pubblicato un articolo da svenimento sui rimborsi ai partiti politici. Ecco, queste cose dovrebbero teoricamente scandalizzare un occhio sensibile. Ma il loro unico effetto è quello di diminuire sempre più il valore del denaro per chi lo possiede. In tante nazioni, ormai, circolano liberamente politici o ex che hanno conti in banca strepitosi. Nemmeno loro sanno che farsene, anche perché non hanno menti capaci di godere la vita nel senso pieno del termine. A profittarne sono, dappertutto, figli ed eredi. Questo sì... è in effetti un privilegio pecuniario, che si trasmette nelle generazioni. Anche per queste, tuttavia, diremo la stessa cosa: sapete spenderli in modo utile?
7 febbraio 08 - Cosa cambierebbe se il referendum si svolgesse nel maggio 09 anziché quest'anno? Tra un anno e mezzo ha poco senso, perché a quel punto è molto probabile che sia già in vigore una nuova legge approvata nel frattempo dal Parlamento. Se si svolgesse quest'anno si sovrapporrebbe a un Parlamento appena insediatosi e farebbe un pochino da 'stimolatore'. Però a me continua a sembrare improduttivo rivolgersi ai cittadini con questioni così tecniche, e per un problema che anche se risolto non cambierebbe di molto il sistema. Sempre votare, si deve. Non vedremmo facce molto diverse con una legge diversa da quella attuale.
L'EQUIVOCO SUI CONCETTI
7 febbraio 08 - Un'attrice sta interpetando una pièce teatrale in cui si parla di 'uomo comune'. Esiste? Di questo argomento parlai in occasione di un commento a funerali pubblici, nei quali esecrai la frequente menzione di 'gente comune'. In verità, se esistono uomini e donne straordinari esistono anche quelli 'ordinari'. Se con ciò s'intende 'persone che fanno cose del tutto banali e non si distinguono mai in alcun modo' allora esistono. Se invece per 'comune' si intende l'opposto di 'famoso' allora non ci siamo. E così, la citazione che si fa in quella commedia non è proprio esatta. Spiega meglio con l'etimo. Se noi diciamo che una cosa o una persona è 'comune' intendiamo che ha caratteristiche proprie di tante cose o persone della medesima specie. Così, dire ad esempio 'mi piace il sesso' o 'mi piace il cibo' è una cosa comune, e appartiene dunque a persone comuni. Tanto è vero che l'estate scorsa facevo ironia su una donna molto presente sui settimanali, che dice sempre cose molto comuni. Lei pensa di essere famosa, ma il concetto diventa fumoso davanti al fatto che quella donna non si distingue in quello che fa. E allora la CONCLUSIONE è ovvia. Siccome cose comuni le dicono anche persone famose, non c'è una relazione come forse si allude in quella commedia. Allora facciamo una DEDUZIONE. Per non essere comuni, cosa occorre fare? Qualcosa che distingua dagli altri, cioè qualcosa che appunto non è proprio della maggioranza della specie a cui si appartiene. Chi era quel personaggio femminile su cui ironizzavi? Non si dice. E' un fatto di discrezione. Però quello fu uno dei miei passaggi migliori.
6 febbraio 08 - Un'équipe di medici ha previsto che intorno all'anno 2027 potrebbe aversi una fine dei record mondiali in atletica. Difficile dire questo. Che ci siano dei limiti, appare evidente. Ma quali? Se io penso ai 200 metri piani (distanza che più m'interessa) riesco anche a immaginare un 18 secondi netti, perché non è proprio 9 più 9. E può essere che a quei 18 arrivino uomini del 2050. Per il salto in alto, ugualmente. Ricordiamoci che con gli anni il nostro corpo assume anche una diversa proporzione rispetto al volume e avrà una massa sempre meno pesante.
5 febbraio 08 - Nella pagina in inglese sul campionato di calcio abbiamo visto termini più primitivi che in altre lingue. Da che dipende? Soprattutto dal fatto che il football è nato lì. 'Muro' è più efficace di 'barriera', perché è come nella pallavolo. 'Accidentale' per loro non poteva essere sostituito da 'involontario', perché la moda freudiana è venuta dopo. 'Via' è più chiaro di 'trasferta', perché si trattava di viaggiare per andare via dalla propria città. 'Non concedere' è più corretto di 'annullare', perché il gol in questo modo è come se non fosse mai in questione (se io annullo, significa che era già in corso di validità). Però tanti, più o meno il 50%, sono termini simili o addirittura corrispondenti perché nacquero inglesi. Ma anche qui, negli Stati Uniti sorridono un pochino, di quella lingua. 'Perdere' un rigore è meglio che 'sbagliarlo'? Certo, perché quella lingua lo considera come un'occasione che si perde. Come 'missing the opportunity'. E' proprio come un concetto metafisico: ti dò la possibilità di calciare da solo a pochi metri dal portiere. Se non fai gol, la perdi. Ricordate, l'inglese è quasi sempre più logico delle altre lingue. Ma qui sono abituati a dire 'punizione'. Non capiscono il 'free kick'. 'Free kick' perché è un calcio libero, da fermo, cioè con palla non in movimento. In Francia lo stesso, dicono 'coup franc'. Se tu facessi dire a Londra 'punishment' o 'sanction' si metterebbero a ridere. Ma come si può imparare queste cose in poche settimane? Ci vuole concentrazione, e soprattutto un professore che sappia comunicare e spiegare. E vedendo la televisione inglese cosa s'impara? La Tv inglese si può guardare solo se hai già una competenza linguistica, altrimenti si capisce una parola su 100 (come capita del resto ai giocatori appena arrivati lì da un'altra nazione). In genere, i giocatori si contentano di apprendere quello che devono. Circa un migliaio di parole a loro basta. Per gli allenatori è diverso, perché devono trattare di tante questioni e parlare a uomini. Il calcio quante parole ha? Sue, ne ha circa un migliaio o poco più. Ma a queste si devono unire altre 5.000 del dizionario essenziale della lingua. Nessuno emette soltanto termini tecnici. Bisogna poi coniugare verbi, sapere i tempi, conoscere le esclamazioni, le parole per i reclami, gli aggettivi ecc.ecc. Infine, conoscere le parole volgari serve ugualmente. Insomma, occorre esercitare il proprio cervello mettendosi alla prova. Di' una cosa loro che a te fa ridere. L'inglese britannico, se parla di un collettivo, usa sempre il plurale. Qui rideremmo noi a dire che "La Juventus hanno giocato una bella partita". Però a loro piace quest'uso, e anche qui c'è una logica anche perché quasi sempre non mettono l'articolo davanti.
IL PROBLEMA ISRAELE NON ESISTE. SEMMAI LO HANNO GLI ALTRI
5 febbraio 08 - Con quale nome? Se accetta i passaporti dell'altro Stato, nel cui territorio è stanziata, diventa formalmente cittadina dell'altro Stato ma può conservare il nome che vuole. Se spostandosi fonda una nazione su un altro territorio deve invece trovare un nome completamente nuovo, che sarà quello del nuovo Stato. In 60 anni mai nessuno ha voluto dir loro questo.
Cosa scrissi su Israele
5 febbraio 08 - Supponi che un direttore d'orchestra di una certa età prenda il passaporto di quella etnia A che serve? Se io prendessi un documento di identità di un popolo che non riesce a costituire uno Stato causerei ancora più frustrazione in loro. Questi gesti dimostrativi non hanno valore. D'altra parte, basterebbe dire pubblicamente a tutti: "Prendiamo un mare di finanziamenti internazionali, e vi ringraziamo. Ma non riusciamo a organizzarci, sia perché il territorio che abbiamo è frammentario sia perché non abbiamo un'idea di come fare tante cose che gli altri hanno già fondato". A quel punto, l'etnia ha due possibilità: o prende essa il passaporto degli altri (che uno Stato hanno fatto) o va via da quel territorio e si stabilisce in un altro.
5 febbraio 08 - Ora qui i lettori si attenderebbero un mio commento su un progetto di boicottaggio di cui si discute. Ogni volta che io sento questa parola, mi rifiuto anche di prenderla in considerazione. E' come se mi diceste 'rapina'. Io non posso discutere di una questione che divide in due, tra persone pro-rapina e persone anti-rapina. La rapina è sempre un reato. Così è moralmente qualsiasi boicottaggio, chiunque sia l'autore che lo ha deciso. Anche qui c'è una corrispondenza significativa? Certo, come sempre. Una nazione ha mandato una sua proposta e un ente organizzatore l'ha accettata. Quando succede questo, c'è un'altra etnia che si arrabbia. Questa etnia ha avuto quasi un secolo (e comunque almeno 60 anni) a disposizione per costituirsi in nazione. Ma non ce l'ha mai fatta. Allora, cosa vogliono dagli altri?
5 febbraio 08 - Su Repubblica di oggi leggiamo che il 'sindaco si dice sconcertata'. Considerando che si riferivano a un sindaco donna, è corretto? - Se privilegiassimo la regola della stringa, no. In questo caso la terminazione maschile del sostantivo si accorderebbe solo con una terminazione analoga dell'aggettivo o del participio. Tuttavia, bisogna considerare che la concordanza qui è ri-studiata per l'occasione. In altre parole, chi unisce un sostantivo maschile professionale riferito a donna (avvocato, sindaco ecc.) con un aggettivo al femminile sta segnalando appunto che non si tratta di un uomo. E quindi va bene.
5 febbraio 08 - Gli spiriti liberi accolgono questi momenti con una sorta di gioia interiore diffusa. Manca il governo! Il Parlamento in via di scioglimento! Metti che succeda qualcosa di grave. Sono costretti a rimanere quelli che c'erano, per la straordinaria amministrazione. Metti che viaggino quelli appena sciolti. Per un paio di mesi almeno non possono nemmeno dire di essere parlamentari della Repubblica. Vi pare poco?
4 febbraio 08 - Uno dei temi più ricorrenti negli ultimi sei mesi è stato il fatto di aver relazioni con persone che non si conoscono. Sì, una questione che si svilupperà ugualmente con grande importanza nel corso di questo secolo. Anzi, forse proprio uno dei punti essenziali di un prossimo risveglio della civiltà. Una persona che, senza nemmeno citare la fatidica frase iniziale, parli direttamente con una con la quale non aveva mai avuto rapporti in precedenza. L'essere sciolti, fin dal principio, nel rivolgerle la parola (e anche qualcosa di più). Vi riescono ancora in pochi. Conquista collettiva, da farsi.
Attimi di liberazione, quando affidiamo all'obiettivo brevi istanti di serenità. Aprile 1998, a Reykjavik: io avevo conosciuto queste due giovani tedesche soltanto 24 ore prima.
4 febbraio 08 - Di recente, un'attrice italiana in un'intervista ha affermato che a letto conta anche ciò che l'uomo indossa o l'essenza aromatica di cui la donna si dota per l'occasione. Il nostro sistema nervoso non conosce queste cose, che in partenza sono niente più che dettagli di fantasia. Noi sentiamo sì attrazione per un profumo (e loro magari per una nostra veste intima), ma questi dettagli non sono in grado di dare un afflusso di sangue se questo non si ha per specifico richiamo dettato da ormoni, cervello che comanda, e sistema endocrino che guida il desiderio. L'uomo consuma l'atto sessuale nel momento in cui, spinto da un richiamo fisiologicamente suggerito e amministrato dal cervello (compreso quello della partner, in funzione), fa funzionare l'organo che dà esecuzione al desiderio. Può accadere con qualsiasi partner accenda questa fiamma e perfino con immagini (di oggetti o di donne) visionate in un momento ideale dal cervello. Non esiste Chanel, quando (perfino continuando a parlare) ci poniamo in posizione distesa e andiamo per reciproca attrazione all'interno di un corpo altrui. Esistono, tuttavia, particolari elementi appartenenti al corpo femminile che contribuiscono in modo determinante, anche come feticci, alla performance del maschio. Ma questo, in genere, non ne parla con donne con cui non abbia confidenza. Sono particolari intimi che si svelano a una donna che è compagna da lungo tempo (moglie) o sulla quale si ripone una particolare fiducia (amica, familiare, confidente ecc.). E questo momento ideale qual è? Non si può prevedere. Questo è il bello. Al maschio accade, a un certo punto, per uno specifico impulso ricevuto dalla mente e messo in esecuzione dall'organo deputato. Accade improvvisamente. Ed è vero, allo stesso tempo, che un'idea o un'immagine (anche sollecitate dalla persona a se stessa) possono mettere in funzione quel desiderio. Questo concetto è stato da me spiegato su Memoriale, nella pagina che parla della memoria. Dilla tu, una cosa grande. Ne dico due. 1) Il finale del film 'Il raggio verde', di Rohmer. Una donna sempre insoddisfatta di tutto e tutti incontra un pomeriggio un uomo, con il quale si ritrova. Insieme, guardano all'orizzonte e vedono spuntare un colore inusuale. La donna emette un piccolo urlo. Un'emozione. 2) Nella tarda serata del 28 gennaio 2001, essendo in vena faccio un discorso molto elaborato e articolato che porta a smontare dal punto di vista logico l'idea di Dio. A quel punto rimaneva solo una possibilità. Che la parola non significasse quello. Ecco un caso in cui ebbi un'erezione, conseguente a uno stato di eccitazione di tutto il corpo.
Attimi di grande emozione, quando un evento della natura di cui sentimmo parlare accade davanti ai nostri occhi. Avendo trovato in quel momento una persona che fa per noi, siamo presi da un brivido. E quell'attimo rimarrà impresso nella memoria.
4 febbraio 08 - Marini ha rimesso l'incarico. Da tutte le parti si dice che è molto probabile che ora vengano indette elezioni anticipate da tenersi in aprile. Decisione che, quantunque rientri nelle facoltà del presidente, non ha alcunché di logico. Marini afferma di non aver riscontrato l'esistenza di una maggioranza su una precisa ipotesi di riforma elettorale. a) Questo non avrebbe dovuto essere sondato da un possibile capo di governo. Né la Costituzione né alcuna prassi glielo richiedevano; b) Se non esiste una condivisione in atto, essa non esisterà nemmeno dopo le elezioni perché le forze in gioco sono le medesime e nemmeno il centro-destra era compatto nel volere qualcosa di definito; c) Nuove elezioni rendono inutile il referendum, che sarà rinviato di un anno. Nel frattempo, votando finalmente una nuova legge avremmo perso tempo tutti. Tanto valeva mantenere questo Parlamento, che si sarebbe messo d'accordo. Non vedo come si possa fare un'equazione NUOVE ELEZIONI = CONSEGUENTE ACCORDO SU LEGGE ELETTORALE; d) Nuove elezioni si tengono in ogni caso con la legge elettorale vecchia, che a parole nessuno sembra volere. Ma furono gli stessi partiti a votarla; e) Il Parlamento ha sfiduciato il governo. Nuove elezioni mandano a casa proprio il primo; f) Il centro-sinistra ha preparato in tempo una robusta formazione comprensiva della maggior parte di forze democratiche, nella quale dunque si nota solo un cambio di nome e di etichette. Il centro-destra nemmeno quella, e del presunto nuovo partito di Berlusconi non si vede traccia.
4 febbraio 08 - Ha detto oggi S.B.: "E' nostro convincimento che la cosa migliore per risolvere i problemi del paese sia avere un governo legittimato dal voto popolare". Ecco un caso in cui a Roma usano dire 'Ridaje'. I governi, in questo sistema voluto dalla Costituzione, non possono e non devono essere legittimati dal voto popolare. Quest'ultimo esiste solo per rinnovare il Parlamento e scegliere i propri rappresentanti. I ministri sono i titolari della direzione di settori amministrativi, e questa funzione non comporta una legittimazione popolare. Sai anche cosa obiettano, a questo? Lo conosco a memoria. Ti dicono che le elezioni determinano nuovi rapporti di forza e nuovi equlibri tra le parti, cosa che ridisegna la mappa e consente di formare un governo che disponga di una sua maggioranza. Ed è proprio quello che non dovrebbero mai dire, poiché è proprio questa l'alterazione e la corruzione di un sistema che non domandava ai politici di allearsi e di contare in anticipo i voti di una possibile maggioranza data da una coalizione. Loro vanno a schieramenti, come con le squadre di calcio, e allora buona notte.
Basta un nonnulla, oggi. Se Obama si pone a 'farsi sussurrare' qualcosa dalla Clinton, domandano a 5.000 cittadini americani cosa si sono detti secondo loro. Anche la CNN, che cerca occasioni come queste, si diverte a domandarlo ai suoi lettori. La cosa buffa è che la maggior parte degli interrogati ha risposto: "Nulla di particolare. Stavano fingendo". Ormai a queste cose non ci crede nessuno, e tutti sono già convinti che l'episodio curioso ogni volta non celi altro che la volontà di crearlo artificialmente.
3 febbraio 08 - Decine di migliaia di manifestanti, in Turchia, hanno espresso la loro rabbia per l'annunciata volontà governativa di liberalizzare il velo islamico nelle università. Cose già viste. Sono d'accordo con i manifestanti, e basta ricordare del resto il dibattito di qualche anno fa in Francia. Nelle università, che sono istituti pubblici per l'istruzione, non è il caso di far tornare la tentazione del velo proprio per non confondere nuovamente troppi sentimenti e portarli in sedi improprie. Erdogan e il Parlamento ne tengano conto. In un caso come questo, è incredibile come i politici debbano complicarsi la vita quando non ce n'è alcun bisogno. Scorreva tranquilla... no, loro devono smuovere le acque pensandone una nuova (il velo) che non ha senso.
3 febbraio 08 - I vescovi spagnoli hanno fatto un appello a votare per il Partito Popolare, suscitando indignazione nel governo spagnolo. Cose già viste. Rese comprensibili dal fatto che Zapatero ha favorito una legislazione contraria alla visione della Chiesa Cattolica. Discutere sulla legittimità di questo genere di appelli (che si fa dappertutto) non è più il caso. Se chi vota è libero, altrettanto libero è chi gli consiglia di votare in un certo modo. Le Chiese sono separate dagli Stati, ma hanno tutte un accordo che si chiama Concordato. Concepirle fuori dalla comunità civile è un po' difficile, perché basta un semplice atto come la celebrazione in chiesa di matrimoni con effetti civili per porre il personale non laico in una posizione interna alla società stessa. Tutto questo rende la questione sterile e non suscettibile di posizioni nette. Dare un proprio parere su un'elezione imminente è nient'altro che diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, contemplato in tutte le costituzioni.
3 febbraio 08 Apprendo, costernato, della scomparsa di Sergio Noja. Islamista, professore di diritto musulmano fino a una cert'epoca (e cosciente che a poco serviva), cultore anche di lingua e letteratura araba. Era di un'annata (1931) che secondo Memoriale sarebbe stata quella degli uomini d'ordine, dei legislatori, di coloro che fissavano il sacro. Radi Allah 'anhu
La pagina ebbe poi revisioni il 30 marzo successivo, l'8 aprile e per ultimo in giugno 09. Alcune cose superflue caddero.
Ultimo agg. il 27 febbraio 10
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